Archivio per novembre 12, 2011

Un consiglio Cine-Pedagogico speciale, un film stupendo, difficile da trovare, che narra del rappporto tra un uomo e un bambino. Una storia che tratta il tema della Responsabilità Educativa e dell’importanza di alcuni incontri. Un film che parla di Maestri involontari, non pagati, non istituzionali e incontrati per caso. Un film che mi ha sempre fatto pensare che a volte si può imparare tanto anche fuori dalle scuole e fuori dalle istituzioni educative, incontrando maestri e maestre che non insegnando per professione. Un film che racconta di quanto un incontro, un solo incontro, possa cambiarti la vita…

Titolo :  TARZAN di GOMMA

Regia :Soren Kragh Jacobsen ( Daniamrca 1981)

La Trama (scovata nel web): “Ivan è un bambino docile e buono ma che già soffre, in modo angoscioso e remissivo, i suoi primi rapporti con la realtà: innanzitutto con il mondo della scuola, poi con la famiglia; cioè con le due componenti essenziali dell’educazione e della formazione umana, ma che spesso diventano diseducative. Esse, infatti, vorrebbero fare di Ivan un uomo secondo la caratteristica che stoltamente si presuppone alla base: la forza fisica, la muscolosità. Sfortunatamente Ivan non possiede tale requisito; e allora deve essere in qualche modo punito per questa sua deficienza. Così avviene che i compagni di scuola gli fanno ogni sorta di scherzi, a volte anche pericolosi, pur di schernirlo e tenerlo lontano da loro. Gli insegnanti o si disinteressano al suo apprendimento o, addirittura, favoriscono e partecipano al comportamento dell’intera scolaresca. I suoi genitori, come ormai avviene di regola, o non hanno il tempo per preoccuparsi di lui, troppo indaffarati nel lavoro, oppure, dovendo il padre salvare la faccia, finge di essere severo, di interessarsi alla sua vita di scuola, di dargli il tipo di formazione di tutti i genitori deboli che compensi, infine, le loro deficienze: quella, appunto, che gli permetta di viaggiare in mezzo a vasi di ferro, senza il pericolo di rompersi. E così lo conduce nel bosco a far ginnastica, gli fa leggere i giornaletti sulle avventure dell’eroe della forza, Tarzan; gli compera addirittura una sveglia le cui ore vengono fatte scoccare dalla clava dello stesso Tarzan. (Cose tutte, queste, che possiamo prendere a simbolo di una specie di lavaggio di cervello compiuto dai mass-media a discapito dei bambini e degli adolescenti). Ma Ivan è un bambino sensibile che questo stato di cose porta a una specie di misantropia e di rifiuto della realtà; tuttavia egli rivela già una certa personalità: più volte si ribella al padre, fa cadere la sveglia dalla finestra e, comunque, in uno dei momenti più belli del film, chiuso dentro un baraccone del porto, sogna la rivincita sui suoi compagni, sugli insegnanti, sui genitori. Rifiutando la gente, egli mostra – com’è naturale – di voler bene agli oggetti e agli animaletti (si rifiuta perfino di schiacciare una mosca capitata nella tazza del latte). Tra le persone, gli diviene amico solo un operaio del porto che diventa spesso giocherellone insieme a lui, insegnandogli a guidare la gru e tante altre cose. Ivan è felice: e il giorno del suo compleanno lo vuole con se, unico amico, colui che gli ha fatto capire che nella vita ognuno è capace di fare qualcosa.”