Archivio per dicembre 6, 2011

La supervisione.

 

…faccio il supervisore, lo ammetto, lo faccio da un po’ e lo faccio perché mi piace, soprattutto.

Lo posso fare perchè ci sono organizzazioni che me lo permettono, lo faccio perché mi pagano, certo, ma lo faccio perché credo che sia un luogo prezioso, una stanza di riflessione che chi attraversa la pratica educativa, non dovrebbe farsi sfuggire.

La supervisione è una stanza rara.

Lo faccio, con un taglio pedagogico, con un taglio misto, meticcio, perché la mia storia formativa è piena di maestri differenti.

Sto imparando a farlo, non perché lo faccio da pochi anni, perché se smetti di imparare, smetti di insegnare.

Faccio supervisone perché è una delle cose che so fare e perché credo sia  necessaria a chi tratta questioni educative.

Non faccio il supervisore per aiutare a risolvere i problemi ma per creare cultura intorno a ciò che succede in educazione. Non lo faccio per fornire ricette, risposte o soluzioni, ma per aiutare i colleghi e i genitori che incontro a crescere in modo che lo possano fare da sé.

Faccio il supervisore perché entrare nelle storie degli altri, nei racconti, nelle emozioni che si provano nei luoghi e nelle azioni educative, mi piace e mi fa crescere.

Faccio il supervisore perché mi piace aiutare gli altri ad andare oltre, a guardare dove non guardano, ad osservare ciò che sembra banale con lenti differenti.

Fare il supervisore non è facile, perchè essere guardato mentre osservo mi costa fatica, perchè non sempre mi piace essere al centro della scena, perchè non sempre è una sedia comoda, perchè mi costa tanta energia.

Sono diventato un consulente pedagogico, credo, soprattutto perchè il mondo della supervisione mi ha rapito.

Christian S.

Annunci