Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a lavorare…

Pubblicato: gennaio 18, 2012 in Educazione Professionale, Sarno Pedagogia
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Gennaio 2012, equipe educativa, scherzando con una collega sulle fatiche del nostro lavoro :

” …è un lavoro duro, ma qualcuno lo deve pur fare…”

Ho sempre pensato che il lavoro educativo fosse uno dei più bei lavori del mondo, certamente meno faticoso del lavoro in miniera (almeno fisicamente), più faticoso per la testa che per il corpo insomma. Ho sempre pensato (fin dal lontano nel 1996 ) che fosse il mio lavoro. Ho sempre pensato che per me, fosse meglio fare l’educatore che l’impiegato. Non vi è nulla di male, ovviamente, nel lavorare in posta o in uno dei tanti uffici sparsi sul territorio, ma io ho scelto altro, ho scelto di fare educazione.

Ho scelto di insegnare, sia quando faccio l”educatore, sia quando faccio il consulente pedagogico, insomma. Mi piace e mi alleggerisce, da un pò, attraversare entrambi i ruoli.

Ho sempre pensato che fosse un lavoro strano, artigianale, un lavoro complesso, prezioso, atipico, anomalo, un lavoro diverso dagli altri. Penso che sia un lavoro ingrato, sottopagato e spesso poco compreso (“…cosa fai nella vita, l’educatore, bello, ma di lavoro?…”).

Non è un lavoro eroico, ma è un lavoro difficile e faticoso.

Ho scelto di lavorare con chi mi paga e soprattutto con chi mi paga in modo equo, con chi paga le mie competenze e non i miei titoli, con chi paga, anche, la mia capacità di imparare. Ho scelto di lavorare con chi apprezza lo sforzo di ricerca che faccio dal lontano 1996, di lavorare con chi ha voglia di valorizzare ciò che porto nei gruppi di lavoro.

Ho sempre pensato che i lavori duri fossero “altri”, quelli in cui ci si sporcava letteralmente le mani (il minatore, il meccanico, il muratore, ecc) e in cui si faticava fisicamente. Mi sono accorto, nel corso del tempo,  che ci  si  può stancare anche di fare l’educatore. Ci si usura lavorando in comunità, facendo turni di 24 ore, anche fisicamente. Ci si usura ascoltando gli altri, ci si satura dei problemi che si accolgono, ci si stanca della violenza che si subisce, degli stipendi bassi, delle poche gratificazioni e soprattutto ci si stanca quando si smette di imparare.

Quando si smette di imparare, si smette di fare l’educatore. Quando si smette di imparare si rischia di non riuscire più a sopportare la fatica che il lavoro educativo ti chiede. Se si smette di imparare si smette di insegnare. Se si smette di insegnare si smette di essere utili e forse sarebbe meglio, a quel punto, pensare di cambiare lavoro.

Cambiare lavoro, a volte, non è una sconfitta, è una scelta di salute. Tornare ad imparare, se si vuole insegnare, è una necessità.

Christian S.

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commenti
  1. […] ringraziare per queste riflessioni il collega che di recente ha scritto un post sul suo blog, proprio per esprimere alcune sue considerazioni relative ad alcune caratteristiche […]

  2. […] di Irene Auletta “Per noi che ci occupiamo di educazione” a sua volta ispirato da quello di Christian Sarno “Quando il gioco si fa duro….i duri cominciano a lavorare”. Ne consiglio la lettura, […]

  3. biviopedagogico ha detto:

    …mi piace molto l’effetto domino del mio post ,,,

  4. […] carriera, insomma un “lavoro sporco” come l’ho definito in uno dei post passati (…é un duro lavoro…). E’ un lavoro che fa i conti spesso (quasi sempre verrebbe da dire), con chi ha […]

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