L’allenatore!

Pubblicato: febbraio 19, 2012 in Sarno Pedagogia, Sport ed Educazione
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Ho fatto sport per quasi 15 anni, sempre sport di squadra, sempre condotto da uno o più allenatori. Ho giocato a basket prevalentemente, ma anche a calcio e pallavolo, sempre con risultati discreti, mai ottimi (non ero un fenomeno, insomma). Ho giocato in tante squadre, spesso perdenti,  in cui si lottava e correva come matti e mi son divertito, tantissimo, anche senza vincere. Ho visto pochi compagni diventare professionisti, forse uno soltanto.

Per tanti anni, giocando a basket, mi son chiesto cosa pensassero i miei allenatori, se fossero veramente interessati alla mia crescita sportiva, se fossero interessati ad insegnarmi altro, oltre al palleggio e tiro.

Mi son chiesto se per loro fosse importante qualche cosa oltre il risultato.

Pensandoci, oggi, non trovo traccia di nessuno di loro nella mia mente e questo, un po’ mi dispiace, devo essere sincero. L’assenza di ricordi legati ai “maestri sportivi”  in una carriera di 20 anni però, dovrebbe dirmi delle cose, perché di solito ” i miei maestri ” li ricordo molto bene.

Non mi son chiesto allora, che formazione avessero perché per me erano allenatori, erano quelli che decidevano se farti giocare o meno, erano quelli che sapevano giocare meglio di te (a volte), che ne sapevano più di te (quasi sempre), erano quelli a cui non potevi dire nulla perché se gli rispondevi male, ti lasciavano fuori squadra.

Ho pensato per anni che mi sarebbe piaciuto fare l’allenatore, anche gratis o quasi, ci son passato vicino, qualche abboccamento, qualche mezza idea, ma mai nulla, mai fatto realmente il pensiero di prendere il patentino allenatori per esempio.

Se oggi non faccio l’allenatore forse è perché nessuno di loro è riuscito a farmi pensare o capire che allenare fosse anche educare, prendersi cura, accompagnare e soprattutto insegnare. Forse, invece, è solo perché io non ho compreso il preziosissimo valore del loro ruolo o mi son occupato di educare con altri strumenti e in altri luoghi.

Se penso a quanto può essere potente e divertente insegnare una disciplina sportiva, penso che a non fare l’allenatore, forse, mi son perso qualche cosa.

Se penso, invece, che altri lo fanno, il pensiero mi rassicura, perché : “mica posso fare tutto io…”. A questo proposito vi segnalo un bel blog  “AllenarEducare” e un bel post di un padre, sul rapporto tra “fragilità” e competizione, tra sport e competenze specifiche.

Una bella riflessione, su come lo sport possa aiutare i bambini ad imparare anche a stare insieme.

Palla al centro….

Christian S.

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commenti
  1. Sono allenatore e lo sono perché i miei allenatori sono stati realmente dei “maestri”, non solo in palestra. Uno di loro è stato ed è talmente importante che è stato mio testimone di nozze.
    La tua riflessione mi interroga e mi fa pensare sia alla mia esperienza passata sia al mio impegno in palestra di oggi.
    Al centro di tutto c’è la relazione … le conoscenze tecniche e tattiche vanno in secondo piano.
    I miei allenatori (non tutti, ovviamente) erano realmente interessati a me, alla mia crescita. Erano interessati a ciascun giocatore in squadra.
    Questo aspetto è quello che cerco di portare in palestra … forse, per la mia formazione e la mia professione, ma soprattutto perché i miei giocatori mi interessano e il legame che si crea va oltre le 6/8 ore passate insieme in palestra.

    • Luca ha detto:

      Sono pienamente d’accordo con te, il motivo per cui le relazioni sono così importanti per un allenatore è che l’allenatore educa, educa ad una tecnica, alla competizione, alla tolleranza della fatica, allo stare in squadra e ad altre cose ancora. Per educare non si può non entrare in relazione, quella relazione tutta speciale che è fatta di suggerimenti, incoraggiamenti, a volte di critiche, spesso di sguardi e di movimenti in silenzio fatti insieme.

  2. Andrea Pink ha detto:

    Ho cominciato con il calcio ed è stato un vero disastro. Ho rimosso tutto: compagni, luoghi, persone, fatica, allenatori (disastrosi in tutti i sensi) e genitori (disastrosi in tutti i sensi). Sarà un caso?
    A 14 anni un signore mi dice di andare a provare a giocare a pallavolo.

    E’ stato un colpo di fulmine!!

    Colpo di fulmine con la pallavolo che mi è piaciuta e sinceramente mi riusciva benino e colpo di fulmine con quel signore che è diventato il mio allenatore e di tutti i miei compagni di squadra. Allenatore, Amico, Padre, Compagno, Punto di riferimento, Giudice severo con i miei sbagli. Ci ha insegnato a giocare bene, ad essere SQUADRA, ad avere passione per quello che si fa, ad essere amici, ad affrontare la fatica, le vittore e soprattutto le sconfitte, ad avere rispetto per i compagni e per gli avversari e tanti altri valori sportivi e di vita. Ricordo tutto di allora e con tutti siamo ancora amici a distanza di tanti (purtroppo) anni.

    Ho avuto altri allenatori che ricordo comunque con piacere ma non sono stati la stessa cosa per me; forse anche perchè io ero diverso, più grande, più maturo. Ho vinto (e anche perso) parecchi campionati con le squadre con cui ho giocato ed ho sempre portato con me tutti quegli insegnamenti anche se a livelli più alti l’agonismo diventa molto preponderante. Ma se vissuti nel giusto modo non è escluso che lo spirito agonista e di competizione possano essere “buoni” e possano servire ad aiutare la squadra sia quando sei in campo che quando sei in panchina o fuori dal campo.

    Non ho fatto l’allenatore perchè mi rendo conto di non avere le caratteristiche giuste per poterlo fare e poi non è detto che ogni giocatore possa essere un buon allenatore.
    Però penso che anche a lui, oltre che alla mia famiglia, io devo dare il merito di essere (o più modestamente cercare di essere) per mio figlio un buon padre ed un buon allenatore; non in senso sportivo naturalmente, ma allenatore di vita. Non qualcuno di perfetto ma qualcuno di eccellente dove per eccellenza intendo il “fare le cose al meglio cercando, se possibile, di farle meglio degli altri”. Si può vincere o perdere ma si è fatto il meglio che si può.

    Grazie ENRICO.

  3. biviopedagogico ha detto:

    Caro andrea, quanto sarebbe bello se un giorno “il tuo Enrico” arrivasse su questo blog e leggesse ciò che scrivi?
    Fai in modo che riesca a farlo…

    Christian S.

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