Educazione e cura, al maschile

Pubblicato: marzo 3, 2012 in Educazione Professionale, Sarno Pedagogia
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Idea di Andrea Marchesi e Christian Sarno

Testi di Andrea Marchesi

Terzo post sull’educazione al maschile, che chiude la “nostra” trilogia di post iniziata con “Qui ci vuole il maschio” e continuata con “AAA cercasi educatore maschio”. 


Educazione e cura, al maschile

Sulla declinazione della cura al maschile Igor Salomone ha scritto: “Avere cura della relazione con l’altro significa mettere energia nelle sue possibilità di sviluppo. Significa puntare più sulla crescita che sulla manutenzione e significa imparare più che riempire vuoti. […]  Avere cura dell’incontro implica prendersi cura delle sue possibilità di sviluppo. Non si tratta di fare, semplicemente, esperienze comuni. Si tratta di condividere esperienze ascoltandone, mentre le condividiamo, l’orizzonte di futuro. Un impegno ben più gravoso di qualsiasi dono, perché chiede di crescere. Chiede cioè non di privarsi di qualcosa, ma di trasformare se stessi” (I.Salomone, Con Occhi di padre, Città aperta edizioni, 2006, pag 70). Mi ritrovo molto in queste parole che spostano l’asse della cura dall’altro in sé e per sé, alla cura dell’incontro con l’altro. Avverto un’idea di cura molto promozionale, orientata alla crescita, allo sviluppo, alla trasformazione, alla dilatazione delle possibilità. Si tratta forse di un’idea specificamente maschile di cura ? Ed è forse l’unico modo di pensare e praticare al maschile la cura dell’altro ? Ma esiste davvero una differenza cruciale tra maschile e femminile nell’esercizio dei compiti di cura ?

Per chi volesse continuare la riflessione, anche oltre il blog, mercoledì 14 marzo’12 al convegno uomini_in_educazione, sarà possibile farlo.

Buoni pensieri a tutti…

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commenti
  1. katia ha detto:

    belle domande…non credo affatto che quella di orientare allo sviluppo sia una prerogativa della cura al maschile, non almeno quando l’incontro con l’altr* viene inteso, da entrambi i generi, soprattutto come fatto dinamico, aperto, evolutivo e certo anche conservativo. chissà il convegno cosa ci porta ….

    • andrea ha detto:

      C’è una maledetta coazione a ripetere dalla quale non capisco come si possa uscire. Da una parte sento di aver imparato da molte donne – e non ultime le promotrici del convegno uomini in educazione – l’importanza del partire da sè, di riconoscere la differenza e parzialità che è fatta anche di una prospettiva di genere che mi porta a cercare una mia specificità maschile in ciò che faccio e di cui mi occupo – pensare l’educazione. Dall’altra è come se questa parzialità sfuggisse di mano, diventando immediatamente colonialista, come se ci fosse un impulso al dominio, all’appropriazione davvero non governabile. Non dubito del fatto che un’idea di cura orientata alla crescita e allo sviluppo della relazione tra me e l’altro non sia una prerogativa maschile. Forse il problema è tra parzialità e prerogativa. Forse, più semplicemente, siamo/sono solo agli esordi di un linguaggio differente e di una logica diversa e mi trovo a balbettare e incepiscare come l’infante all’inizio della (sua) storia

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