Cose da maschi e cose da femmine.

Pubblicato: marzo 10, 2012 in Family Pedagogia, Figli Pedagogici, Imparare ed Insegnare, Sarno Pedagogia
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Episodio 1

Adulta: Ciao Anna, come stai bene vestita così.

A: grazie, son vestita da Pirata.

Adulta (pensando di non essere sentita e rivolgendoti ad un altro adulto): ma quello non è un vestito da maschio?

A: ???

Episodio 2

Adulto: ciao Veronica, tutto bene?

V. Si, grazie…

Adulto: giochi con le macchinine?

V: si, son belle, vero?

Adulto ( direttamente alla bambina): si , ma sono, un pò, un gioco da maschio, no?

V: ???

Episodio 3

Adulto : ciao Luca , come stai?

L: bene…

Adulto: hai la sciarpa rosa.

L: si, ti piace?

Adulto: si, ma il rosa non è un colore da femmine?

L:???

Qualche domanda:

1) Ho la sensazione che alcuni adulti si dimentichino di attivare il cervello quando si svegliano alla mattina, mi sbaglio?

2) Le femmine si sono comprate il rosa?

3) Le macchinine sono ad esclusivo utilizzo dei maschietti, nelle istruzioni non ho trovato traccia di questa cosa.

Qualche riflessione:

Forse alcuni adulti non si rendono conto di quanto possa essere doloroso per un bambino o una bambina sentirsi “sbagliati”.

Forse non ci rendiamo conto di quanto alcune “generalizzazioni” possano fare male ai nostri figli.

Forse son solo stanco di sentir dire che i bambini non omologati sono bambini “sbagliati”.

Forse sono solo stufo di vedere, a carnevale, le bambine vestite da principesse e i bambini vestiti da cavalieri.

Forse alcuni adulti doverebbero imparare a tacere, almeno alcune volte.

Buone riflessioni anche a voi…

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commenti
  1. vale ha detto:

    Millenoventosettantacinque.
    Una mattina come tante alla scuola materna (allora la chiamavano così, anche se per noi bambini era “l’asilo”).
    Siamo tutti nel salone, immenso, a pianta quadrata, di questa magnifica villa viscontea; sui tre lati si affacciano le aule, ma ora è tempo di ricreazione e quindi siamo tutti quanti qui.
    Oggi non si esce, forse fa freddo; dobbiamo aspettare per poter raggiungere, finalmente!, il nostro amato salice piangente che domina il giardino e sotto i cui rami leggeri ci accalchiamo, facendo a gara a chi arriva primo, benché su di esso trovino riparo anche milioni (!) di “gatte pelose”, che ogni tanto ci ritroviamo, con orrore, sulla testa. Ma questo non basta a farci desistere e ora, tutti quanti in fila, guardiamo attraverso la vetrata, mormorando al nostro salice, con un filo di voce, di aspettarci.
    La fila si scioglie e io mi ritrovo a gironzolare con la mia amica per il salone.
    D’un tratto, una magnifica idea mi attraversa la mente e la condivido con lei.
    “Facciamo finta. Facciamo finta di fare la pipì..COME I MASCHI”.
    Nel ripensarci ora sento ancora un fremito..non so se sia stata la convinzione di avere avuto un’idea geniale o se invece, per un attimo, mi è parso di aprire una porta, su qualcosa di proibito ma di così golosamente attraente.
    Non devo convincere la mia compagna, dalla quale non mi separo mai (o forse è lei che non si stacca mai da me..?).
    “Ci sto!”.
    Ci disponiamo lungo un lato del salone, voltando le spalle alla parte centrale e rivolgendoci verso l’altra vetrata, quella che conduce nel giardino dietro la villa.
    Ci guardiamo e poi abbassiamo le mani come a voler prendere tra le mani quel pisellino che la nostra fantasia ha costruito, come fosse in carne e ossa.
    E stiamo lì, la pipì più “lunga” del mondo, perché è così divertente che non vogliamo finisca mai.
    Ma finisce.
    Passa di lì la mamma della mia compagna che (ahimé) fa la bidella (allora si diceva così) e ci vede. La sua voce ci blocca “cosa state facendo???!”.
    Ricordo solo che la mia spiegazione mi è rimasta in gola, perché non mi ha neppure dato il tempo di raccontarle cosa stavamo facendo. Ha preso in braccio sua figlia e se l’è portata via. Voleva proteggerla…?!
    Io sono rimasta lì, sola, piena di vergogna, mentre gli altri bambini mi guardavano. E pensavo che avevo fatto una cosa orribile, tremenda e la colpa, tutta la colpa, era solo mia.
    Negli anni, ripensandoci, mi sono detta che erano altri tempi, che oggi gli adulti sono più “illuminati”, meno pieni di paure..credo sia anche così, ma hai ragione tu Chris, non vale per tutti gli adulti..
    Ma purtroppo vale per tutti i bambini la “regola” che quando un grande ti guarda con quegli occhi brutti ti fa sentire sbagliato e l’unico pensiero che comincia a frullarti nella testa è come poter riparare, come rimettere le cose a posto, come far tornare indietro il tempo e decidere che è meglio fare finta di preparare il sugo per la pasta, schiacciando con un sasso un pezzetto di coccio rosso…
    vale

  2. biviopedagogico ha detto:

    Grazie vale, il tuo racconto mi piace tanto, mi piace lo stile, il calore con cui ti racconti, mi piace meno, ovviamente, l’idea che sia stato rovinato quello che doveva essere un divertentissimo gioco di un gruppo di bambine.
    Mi piace ciò che dici e mi permette di spiegare cosa intendevo quando dicevo: “… quanto possa essere doloroso far sentire un bambino sbagliato”.

    Uso un pezzo del tuo racconto, che fotografa in maniera perfetta ciò che si può provare, soprattutto quando si è piccoli e si fatica a difendersi da soli. “Io sono rimasta lì, sola, piena di vergogna, mentre gli altri bambini mi guardavano. E pensavo che avevo fatto una cosa orribile, tremenda e la colpa, tutta la colpa, era solo mia.”

    Far sentire un bambino sbagliato, vuol dire farlo sentire fuori posto, vuol dire limitarlo in una libera ed innocua espressione di sè stesso.
    Far sentire un bambino “sbagliato” perchè con la sciarpa rosa, vuol dire far parlare uno stereotipo, che dice che esistono due categorie di persone, i maschi che fanno i maschi e le femmine che fanno le femmine. Punto e basta.

    Pensare che il modo sia così è pensare ad un modo povero e banale, il mondo è meglio di così.

    Far sentire un bambino così, vuol dire non ricordarsi di quelle volte in cui ci hanno fatto sentire sbagliati.

    Parlare e pensare in questo modo (perchè chi parla così, pensa così) rimarca un solo, orrendo concetto, che se sei differente dagli altri sei sbagliato, sei “diverso” e se sei diverso allora non sei normale.

    Christian S.

  3. Simona ha detto:

    ciao, pensa che io da piccola giocavo sempre da sola o con i maschi, perchè loro sì che avevano giochi bellissimi, tipo le biglie, i robot, lo skateboard……a me compravano bambole e barbie di ogni genere, ma non mi piacevano….le bambine del cortile mi tenevano lontana perchè non volevo mai giocare alla mamma che cucina, che va a fare la spesa, che cura i bambini……..che palle! mi piaceva arrampicarmi, fare le sgommate con la bici e avevo tutte le ginocchia sbucciate e mi divertivo molto di più così, perchè mi sentivo libera e senza costrizioni da “bambina”, capisci?

  4. […] che tanto spesso ci rassicurano.   Ho già affrontato questo argomento in un’altro post (eccolo).   Domani inizia la scuola, buon lavoro a tutti. Christian S.     Oggi è l’11 […]

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