Il valore del calcio.

Pubblicato: Mag 19, 2012 in Calcio e Pedagogia, Sarno Pedagogia
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Stimolato da un post di un collega (Triangoli), riparto con le mia personale battaglia per mostrare che sul calcio si possono ancora investire pensieri, parole ed emozioni.

Il 14 aprile 2012, la morte di un giocatore in campo, ha riportato alla luce e sotto i riflettori il calcio professionistico.  Le immagini di Piermario Morosini (Scheda) hanno fatto il giro del mondo.  Di Morosini hanno parlato quasi tutti, anche persone che di calcio non parlano mai. La sua storia, molto particolare, ha suscitato emozioni che di solito sembrano non appartenere al mondo superficiale e corrotto che i giornali hanno raccontato negli ultimi mesi (calcio scommesse, violenze dei tifosi, ecc). Emozioni che dal calcio sembrano essere distanti anni luce, insomma.

Emozioni che parlano di sport, vite vissute e drammaticamente interrotte.

Una squadra, il Pescara di Zeman (trovate anche una sua scheda sul blog) assisteva in campo al tragica morte di quel ragazzo di 25 anni.

Nelle settimane successive il tragico avvenimento, la squadra di Zeman ha perso e pareggiato le 4-5 partite successive all’evento, rischiando di compromettere la possibile promozione in Serie A. La sensazione, per chi ha assistito alle partite, è che i giocatori, il tecnico e tutto lo staff siano rimasti “congelati” da ciò a cui avevano assistito. La cosa mi ha colpito, perché mi restituisce un’immagine del calcio vera, semplice, cruda e profonda. L’immagine di una sport di squadra dove le emozioni esistono, dove i giocatori avversari (Morosini giocava nel Livorno) sono anche colleghi.

Il calcio è anche questo, un luogo di incontri in cui è possibile piangere un collega morto, anche senza averlo conosciuto direttamente, anche senza averci giocato assieme, anche senza aver condiviso lo spogliatoio. Z. Zeman , il giorno della morte di Morisini ha pianto, perchè anche i maestri piangono. (Il post).

E’ sempre più difficile trovare esempi, racconti e emozioni che ci parlino di sport, fatica, grinta, corsa e sudore. E’ sempre più difficile soprattutto rintracciare storie di valore nel calcio professionistico. Forse, è necessario ritornare a parlare di calcio giovanile, di calcio di periferia, di storie di calcio che si svolgono lontane dai riflettori.

Continuo a pensare che: Il valore del calcio risiede in alcune storie.

Forse val la pena, allora, ricordare la storia del Union Sportive Quevillaise (Scheda), che dalla serie C francese, pochi mesi fa, è arrivata a giocarsi, con un gruppo di giocatori semi-professionisti, la finale della coppa di francia contro Olympique Lyonnais.

Per la cronaca il “Quevilly” poi perse, ma in questi casi, come in Educazione, il risultato non è tutto!

Oppure le gesta del Calais Racing Union Football Club (Scheda) che nel 2000 sfiorò l’impresa e perse (con un rigore all’ultimo minuto) con il Nantes, la finale di Coppa di Francia. Per la cronaca, i giocatori del Calais facevano i calciatori per passione e per arrotondare lo stipendio.

Da noi si potrebbe parlare del Chievo (Scheda), squadra di un quartiere di Verona , che non ha nemmeno una pagina wikipedia dedicata.

Nel calcio, come in educazione, trovo più interessante, parlare di ciò che è successo, raccontare storie, narrare “le imprese” di coloro che hanno provato ad andare oltre il limite previsto.

…Trovo le storie sportive decisamente più interessanti dei risultati. 

Christian S.

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commenti
  1. Luca ha detto:

    D’accordo con te, citerei anche quella squadra svedese (mi pare, iniziava con la U…) che venne a vincere a Milano in coppa Uefa con un gol di un bidello. La squadra di Milano era l’Inter, questo lo ricordo bene.
    http://allenareducare.blogspot.it/2012/06/quanti-galli-nel-pollaio.html
    ciao

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