Lavoro da quasi 18 anni, ho attraversato tanti servizi e incontrato tanti colleghi, alcuni li ho poi ritrovati, altri no, alcuni si son persi ed ora fanno altro. Quelli che ho avuto la fortuna di rincontrare erano cambiati, diversi, maturati e cresciuti.

Ho sempre fatto una discreta fatica ad andarmene, salutare non è il mio forte.

Salutare mi costa sempre molta fatica, soprattutto quando non posso usare gli strumenti professionali. Qualche settimana fa, ho salutato le educatrici di mia figlia ed è stato un saluto freddo, sbrigativo, distaccato, un saluto che non avrei voluto così, perchè in quel saluto avrei voluto mettere delle parole, restituire alle educatrici almeno parte delle cose che credo abbiamo insegnato a mia figlia nei tre anni di scuola materna. Non sono riuscito a farlo, peccato.

Spero che leggano questo post….

Mi risulta meno faticoso, invece, salutare quando lo faccio per il mio lavoro, mi costa meno fatica soprattutto quando lo scelgo io, quando è frutto di una scelta professionale, di un “fine progetto ” insomma.

Mi aiuta a salutare l’idea che le persone che ho incontrato possano usare alcune o tutte le cose che porto nei gruppi o nei servizi. Mi aiuta l’idea che possa rimanere parte di me in eredità, mi aiuta l’idea che  il mio passaggio lasci il segno.

Mi aiuta l’idea che andarsene fa parte dei percorsi, di tutti i percorsi e di tutte le esperienze, andarsene non sta alla fine, non è la prima parte ne l’ultima, ma una parte dell’esperienza che attraversi.

Mi aiuta pensare che si possa dare valore al saluto, restituendo ciò che si è imparato dentro l”incontro con i colleghi, con i ragazzi e con le maestre della propria figlia. Mi aiuta pensare che se a volte non ci riesci subito lo puoi fare dopo, magari con un post.

Scrivere mi aiuta a salutare, a volte.

Questo post è un grazie ed è dedicato alle educatrici di mia figlia, Federica, Monia, Manuela e Sabrina e ai miei colleghi della comunità con cui ho lavorato negli ultimi 6 mesi, Federica, Irene, Luigi, Gabriele, Mary, Feda, Elena e Franca.

Questo è un post dedicato ad uno dei lavori più belli del mondo.

Questo è un post dedicato agli educatori e alle educatrici  professionali.

Buona viaggio, educatori ed educatrici e se non dovessimo rivederci come dice Truman ” buon pomeriggio, buona sera e buona notte…”

commenti
  1. carol montesano ha detto:

    Volevo solo dire che leggendo i tuoi “cari saluti”ho trovato un oceano di sensibilità che arriva all’anima!

  2. Roberta Di Martino ha detto:

    Come non pensare a queste parole… “diffice non è partire contro il vento ma casomai senza un saluto”, Lindbergh (Ivano Fossati)

  3. irenecronache ha detto:

    Belle le tue riflessioni intorno “ai saluti”.
    Da tempo cerco di metterli a tema nei miei incontri e non raramente trovo resistenze.
    In fondo i saluti hanno a che fare con una separazione, con una chiusura, con una storia che si conclude. Quanto fanno ancora paura queste dimensioni dell’esistenza e quanto poco siamo abituati ad attraversarle?
    Come dici tu, farlo per professione a volte è più facile. Se è così si può lasciarne traccia.

    Ma stampare il tuo post e inviarlo alle insegnanti no?
    Sappiamo bene, per chi svolge professioni educative, quanto siano importanti i rimandi delle famiglie ….

    buona giornata!

    • biviopedagogico ha detto:

      Già fatto Irene, inviato per posta elettronica. Ma quello che vorrei fare è riuscire a restituire una parte del “buon lavoro” fatto per la crescita di mia figlia, restituire parte dell’attenzione che hanno messo, parte dei pensieri che hanno fatto, vorrei insomma che sapessero (e forse ora lo leggeranno) che se Viola è pronta per andare a scuola, un pezzo di questa preparazione è anche frutto del loro attento e minuzioso sforzo professionale.
      Restituire, forse è anche ciò che permette di dar valore a quello che facciamo e fanno gli altri per noi…
      Restituire, inteso come ri-tornare indietro , ri- consegnare qualche cosa che ci è stato portato, donato, lasciato…
      Restituire anche per dare memoria, per fissare ciò che è stato, perché in questo lavoro (nel nostro) spesso è difficile riuscire a valorizzare le esperienze.

      Restituire, restituire, restituire, come su una sottile linea del Piave! ( che dite, funziona?)

  4. mastrocapovicedomini ha detto:

    Una maestra
    Per dire “aiuto non ho capito”
    Per imparare a stare insieme
    Per capire ed ascoltare
    Per essere capito ed ascoltato
    Perché basso non vuol dire piccolo
    Perché: “lo spieghi al mio compagno?”
    Perché mi spieghi perché il mio compagno è nero
    Perché io sono rosso,lei ha gli occhiali, lui è lento, lei bella, lui forse no…ma è simpatico
    Perché che fatica!ma ce la farò… e tu :” sì che ce la farai”
    Perché ho sbagliato, ma non sono sbagliato…e me l’hai detto
    Perché, vabbé lo so che non sei la mia mamma, ma mi hai coccolato
    Perché abbiamo riso insieme
    Perché mi hai detto “attento!”,quando non lo ero
    Perché non era colpa mia,…ma non sei perfetta!
    Perché non lo sapevo e l’abbiamo scoperto, insieme
    Perché è difficile, ma non ti sei accontentata delle cose facili
    Perché mi hai insegnato le cose difficili
    Perché eri affaticata, ma mi hai sorriso lo stesso
    Perché ero stanco e mi hai compreso
    Perché ero stanco…”però su, ancora uno sforzo”
    Perché anche grazie a voi, oggi io sono più ieri e meno di domani…ma per fortuna l’anno prossimo saremo ancora insieme!

    Per tutto questo ed altro, grazie maestre!

    Pietro,Mamma Sara e Papà Massimo

    Questa è la lettera di ringraziamento alle maestre del nostro Pietro. A volte le parole non servono, ma qualche volta è bello e necessario sentirsele dire…soprattutto a chi non gode spesso di un riconoscimento sociale…

  5. lucaerco ha detto:

    pietro, mamma sara, papà massimo: grazie….
    sono parole che riscaldano e aiutano a trovare un faro nel quotidiano

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