Ziguli – Un libro dolce e amaro anche per me.

Pubblicato: novembre 1, 2012 in Figli Pedagogici, Libri Pedagogici, Sarno Pedagogia
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Ziguli è un libro difficile. Un libro che non so nemmeno se consigliare. E’ un libro che mi ha messo in discreta difficoltà.

Ziguli è un libro strano, forte, dal punto di vista culturale anche innovativo perchè prova a parlare di disabilità con grande onestà e trasparenza, ma è un libro che non mi ha convinto fino in fondo. E’ un libro crudo, che parla del rapporto tra un padre e il proprio figlio con disabilità, è un libro che non mi ha convinto soprattutto rispetto al retrogusto che lascia. Un libro violento, come violenta, in alcune fasi, deve essere la vita con un figlio con una disabilità così grave.

Ziguli è un pugno in faccia. Perchè devo prendermi un pugno in faccia (oltretutto pagandolo) e magari esserne contento? Zigulì non è un libro che lascia immobili, insomma.

“Ziguli è un libro che fa male e fa pure incazzare.”

Un libro molto emotivo, che sembra avere come unico senso e obiettivo il  “buttare fuori” le scorie della fatica e della delusione. Un libro “individuale”, un libro amaro, che parla della solitudine delle emozioni, che racconta anche di un rapporto profondo, ma ne parla tenendo quasi unito amore e insofferenza.

Un libro che spero abbia permesso, almeno all’autore, di sentirsi meglio, perché questo sembra l’unico obiettivo del libro. Un libro che nom fa sentire meglio chi lo legge, almeno non ha fatto sentire meglio me.

“Zigulì è un libro da cui ho avuto necessità di difendermi.”

Leggetelo, se volete, poi mi saprete dire cosa vi avrà comunicato.

Christian.S.

commenti
  1. iloveebooksreader ha detto:

    L’ho letto qualche tempo fa.
    Questo librino è meravigliosamente crudo, essenziale e realistico. E’ la storia di un padre e di un figlio con “una Zigulì al posto del cervello”.
    E’ una raccolta di pensieri scritti senza seguire un ordine preciso, ma dai quali emergono sentimenti e sensazioni intensi: rabbia, disorientamento, paura, insofferenza, disperazione, preoccupazione…
    Da queste parole emerge la difficoltà della vita quotidiana, del rapportarsi con un handicap grave, ma anche le difficoltà e gli ostacoli che frappone la burocrazia.
    Ma soprattutto emerge un amore sconfinato per un figlio sfortunato!

  2. nadia ha detto:

    come ho già avuto modo di dire in un’altra occasione di discussione su questo libro, leggendo “Zigulì” sono stata accompagnata nella stanza dei fantasmi. Il racconto mi ha fatto immaginare “come si sta”, o meglio “come e quanto si sta male”, nei panni del genitore di un bimbo disabile. A volte ha mosso in me la tenerezza, a volte la paura, altre la comprensione profonda, la compassione ed ancora lo sconforto. Nelle parole di Massimilliano (l’autore e il padre) ho sentito, la rabbia forte e profonda tanto verso un tale destino esistenziale che verso Moreno (suo figlio) ed in sottofondo, dirompente tra le parole “cattive ed arrabbiate” anche l’amore.
    Il racconto mi ha tenuta in bilico tra un troppo poco e il troppo che non viene esplicitato ma emerge come qualcosa che è così grande da non poter essere detto.
    Una testimonianza importante non lo nego… ma alla fine della lettura mi è rimasto quel senso del nulla che emerge da ogni fine paragrafo.
    I pensieri volentieri finiscono bruscamente, quasi mozzi. L’elaborazione è lasciata lì, per aria, senza cura… come se tutto poi in sostanza non avesse senso e quindi si butta via.
    Mi dispiace, perchè Massimiliano con coraggio ci ha fatto entrare dentro al suo profondo più intimo, lasciandoci infine sulla soglia. Senza insegnarci quello che solo lui può sapere… forse per non soffrire di più e non farci soffrire troppo.
    Rimane però aperta una domanda, una ricerca e un’attesa che alla fine convoca una responsabilità collettiva: – Che ne facciamo di esperienze così? –

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