occhi diversiMuhammad Ali : “Un uomo che a cinquant’anni vede il mondo come lo vedeva a venti, ha sprecato trent’anni della sua vita.” 

Cerco da anni di guardare le cose con occhi differenti, lo faccio in ambito educativo, quando faccio consulenza e negli ultimi tempi anche e soprattutto nella vita di tutti i giorni. Lo faccio perché così mi è stato insegnato dai miei maestri e lo faccio perché da un po’ di tempo mi fa anche bene.

Lo faccio quando guardo i ragazzi che incontro, gli insegnanti e i colleghi con cui lavoro. Cerco di guardare con occhi differenti anche le organizzazioni che incontro, soprattutto quando a prima vista ciò che vedo non mi piace.

Cerco cose differenti, parole nuove e cerco di capire. Lo faccio in modo sistematico da qualche anno, almeno ci provo. Non sempre ci riesco. Quando non mi riesce mi diverto molto meno ed ho la netta sensazione di essere meno utile.

Guardare con occhi differenti vuol dire, per me, guardare oltre. Oltre i preconcetti, oltre ciò che vorrei vedere, oltre ciò che mi aspetterei di vedere e oltre il primo sguardo. Guardare oltre, vuol dire andare oltre, andare altrove.

Ultimamente guardando “oltre” ho scoperto educatori ed educatrici esperti più curiosi dei giovani neo laureati, educatrici con sete di domande e di scoperte dopo 30 anni di lavoro. Ho scoperto che farsi delle domande aiuta a lavorare meglio e in modo più leggero, aiuta a trovare nuovi sensi e significati alle pratiche che portiamo avanti da tanti anni.

Ho scoperto che uno degli antidoti al born out ( che io chiamo: cottura professionale) è la ricerca pedagogica, la formazione permanente, il perenne domandare.

Guardare con occhi diversi mi ha reso più ricco.

Ho scoperto che mi piacciono di più le persone che provano a guardare oltre, ma che la grande sfida è con chi non ci riesce, con chi fa fatica, con chi sembra fermo al palo. Ho scoperto che ci sono in giro un sacco di genitori che cercano di guardare oltre, molto più di me. Negli ultimi anni aver imparato a guardare oltre nella mia professione mi ha aiutato anche nella vita.

Pensavo che guardando oltre si rischiasse di perdere ciò che succede in primo piano, ma non è così. Ho scoperto che non si può obbligare nessuno a guardare oltre, ma almeno puoi provarci. Provo gioia se mi accorgo che son riuscito ad aiutare chi incontro, personalmente e professionalmente, a guardare oltre.

Ho capito, da qualche tempo, che mi piace avere la responsabilità e la possibilità di accompagnare gli altri a guardare in modo diverso.

Questo post è dedicato a tutti coloro che hanno ancora voglia di guardare le cose con occhi differenti.

Christian S.

Le splendide foto che trovate, da qualche tempo, in questo Blog sono di Marco Bottani (http://www.ibot.it)

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commenti
  1. Laura ha detto:

    Bellissimo articolo. Cristian, davvero. Azzerderei anche un punto esclamativo ma non vorrei che sembrasse troppo post di Facebook (dove anch’io a volte eccedo). Anch’io con il tempo ho imparato a guardare oltre, non come fuga ma come orizzonte, come possibile destinazione di un cammino. Ed anche per me questo ha significato e significa beffare il rischio del “born out”.Penso anche che accanto al guardare oltre c’è anche il guardare “altro”, il guardare in modo diverso le persone e le situazioni che ci si presentano, siano esse lavorative o personali e intime. Lo sguardo altro permette di smuovere situazioni statiche e risvegliare potenzialità sopite.

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