Il tema del mese di maggio lanciato da snodi pedagogici è: #educazionEamore
“L’educazione all’amore come dimensione particolare dell’incontro (umano e tra esseri viventi), alla sessualità, all’affettività, alla passione, intesa non solo come eros ma più etimologicamente come provare un forte “sentire” per qualcosa o qualcuno.
Come educare e come educarsi all’amore, in tutte le sue sfaccettature…”

educazione e amore

Di Laura Ghelli – Educatrice Professionale

EducazionEamore

L’accostamento di questi due termini mi suscita tutta una serie di immagini, pensieri, riflessioni e per rendermi le cose più semplici ho diviso il mio articolo in tre piccoli paragrafi.

Amore per l’educazione

Nonostante una maturità magistrale e una laurea in pedagogia io non ho mai amato l’educazione. A me piaceva la filosofia e non volevo insegnare. Fino ai 26 anni non avevo nessuna idea, nessun progetto riguardo il mio futuro lavorativo. Poi, quasi d’un tratto, l’idea di occuparmi di persone con handicap, all’epoca non avevo nemmeno ben chiara la differenza tra la “semplice” assistenza e un progetto educativo. Ma ne sarei stata capace? Per rispondere a questa domanda ho cercato di fare esperienza iniziando dal volontariato ed ecco, lì ho cominciato a sentire l’amore. Era una sensazione di pienezza mai provata prima, e  che, da quel momento, ho iniziato a riconoscere e coltivare dentro di me. Avevo trovato la mia strada.

Educazione all’amore

Non dirò ancora che di questa parola si fa un uso ed un abuso continuo. Dirò soltanto che, per quanto ogni tipo d’amore ci colga talvolta in modo improvviso e inspiegabile, tuttavia per amare è necessaria una certa preparazione e una certa disciplina. In quello che chiamiamo amore ci possono essere talmente tante scorie di egoismo e superficialità da renderlo irriconoscibile. Quante volte genitori delusi dalla vita finiscono con l’affossare i sogni dei figli per la paura di rivivere di nuovo le stesse delusioni? E questo quanto male può fare all’autostima e al sentimento di sé?

Parlo per esperienza diretta.

Penso che per amare sia necessario saper guardare dentro di sé, saper riconoscere tutto quello che è egoismo, paura, possessività, insicurezza, rabbia, rancore, dolore, esperienze negative. Con la tranquilla consapevolezza che tutte queste cose vivono normalmente dentro di noi e non ci rendono dei mostri. Come i cercatori d’oro dovremmo sederci sulla sponda del fiume a setacciare la sabbia del nostro cuore per trovare minuscole pepite di lucente, vero amore.

L’amore dentro un rapporto educativo

Lavoro con un gruppo di nove persone con disabilità intellettiva, sempre le stesse. Sono adulti, il più giovane ha 40 anni, il più vecchio circa 60. Sette uomini e due donne. Passiamo insieme 6 ore al giorno per 6 giorni la settimana. Da 14 anni.

La quotidianità di un centro riabilitativo assomiglia a quella di una famiglia, specialmente per chi ha ormai perso i genitori. E nel mio lavoro cerco di unire la visione di un progetto educativo con la necessità di un continuo prendersi cura globale della persona. Qui tocco con mano ogni giorno l’importanza della dimensione affettiva, qui percepisco la forza dei loro desideri nei miei confronti, alcuni espressi in modo esplicitamente sessuale (anche se con locuzioni insolite),  altri invece suggeriti in modo più sfumato ma non meno vivo: “come sei vestita quando ti cambi? (ho la “divisa” come gli infermieri) Hai i pantaloni, la camicia con i bottoni, il golfino …” Oppure “Posso venire a casa tua?”.

A volte, in certi abbracci, sembra affiorare un sentimento d’amore che ha qualcosa di libero, cioè di non legato ai vari bisogni di accudimento, di contenimento dell’ansia, di riconoscimento.  E in questi casi mi sento un po’ come chi rifiuta una regalo. So che non ci sono alternative e che è giusto sia così ma sento tutta la preziosità di questo sentimento.

Un ringraziamento particolare  a Laura.

Son molto felice di averla ospitata.

Christian Sarno

Tutti i contributi verranno divulgati dai blogger di Snodi Pedagogici, condivisi e commentati sui diversi social e raccolti in questo link
I blog che partecipano.
I blogging day fanno parte di un progetto culturale organizzato e promosso da Snodi Pedagogici.
 
Questo avrà termine con l’estate e sfocerà in un’antologia dei contributi che verrà pubblicata sotto forma di ebook

 

 

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commenti
  1. L’esperienza quotidiana che Laura descrive nel suo lavoro mi tocca molto ogni giorno…come a molti di noi che “tessono reti” emotive verso coloro a cui sono dirette le nostre cure. Mi è piaciuto il suo racconto…

  2. Vania ha detto:

    Anche io all’inizi, specialmente quando sono stata nella Comunità per bambini abbandonati e per mamme sole, ho avuto certi pensieri. Ma era la paura di non controllare l’amore educativo, la paura di essere risucchiata entro le loro vite. Poi la formazione, la vita mi ha insegnato che posso amarli tutti di un amore speciale, che non è quello che ho per mio marito o per i miei amici, è l’amore educativo che li aiuta a crescere a trovare la loro strada.
    Grazie per avermi fatto tornare in mente tutti quei bimbi che ora hanno una casa.

  3. Luca ha detto:

    Hai ragione Laura che anche all’amore si viene educati, serve a mio avviso per conservare il sentimento quando viene meno lo slancio emotivo-fisico, per ricordarsi i quegli slanci, per trasformarli in altri gesti e parole di interesse, generosità, affetto, per superare le paure, per stare in relazione con il mondo. Ciao

  4. […] L’amore per il proprio lavoro, come lo racconta Laura Ghelli in #educazioneEamore […]

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