Posts contrassegnato dai tag ‘consulenza pedagogica’

#paternoeducativo è un progetto nato anni fa grazie alle riflessioni fatte con un collega che stimo molto, Stefano Cresta. Ha assunto, in questi anni, differenti forme, quella che trovate qui è la sua forma orginale, quella con cui era nato.

#paternoeducativo è un ciclo di incontri. Quattro serate per parlare di paternità ed educazione. Quattro spazi per i padri, con i padri, sui padri.

#paternoeducativo è un luogo di confronto e di parola. Uno spazio per parlare di responsabilità e di fatiche. Uno spazio libero.

Un progetto che coltivo da anni ed amo particolarmente.  Sono particolarmente felice di proporlo in questa fase della mia vita.

Paterno Educativo

 

Un ringraziamento particolare a:

Alessandro Curti, per il pezzo di strada fatto insieme, non solo in questa occasione

Marco Costanzo, per la foto.

Mia figlia, che è finita su una locandina senza manco saperlo.

Stefano Panzeri e il comune di Settimo Milanese per il graditissimo invito.

I padri che decideranno di partecipare al percorso.

 

 

La locandina è volutamente ispirata a Léon di Luc Besson. (1994)

 

 

 

#paternoeducativo è anche un blog, fateci un giro.

Se vi interessa la connessione tra gli sguardi paterni e l’educazione e se avete voglia di scriverci, la porta è aperta.

Come fate? Basta mandare uno scritto (massimo due pagine), una breve presentazione (5 righe) e una foto (se volete).

Dove? Alla mia mail: christian.sarno@gmail.com

Annunci

Devo molto a Rosa, mia grande maestra di vita e al mondo dell’educazione professionale, che mi accompagna da ormai quasi vent’anni. In questo libro potete trovare entrambe le cose, alcune storie di educazione professionale e pezzi del pensiero di Rosa Ronzio, consulente pedagogica che per 25 anni, all’interno dello studio Dedalo di cui era co-titolare, ha formato tanti colleghi, compreso il sottoscritto.

Il labirinto dei destini incrociati è un libro utile per capire cosa vuol dire fare educazione professionale nei servizi alla persona. Un testo che aiuta a comprendere le fatiche, i pensieri e le domande che gli educatori e le educatrici affrontano mentre lavorano. Chi si occupa di educazione professionale si riconoscerà in molte di queste storie. Quindi, non posso che consigliarlo. Anche ai non addetti ai lavori, ovviamente.

Unico problema: non è in vendita diretta. Se lo volete, dovete contattate l’autrice (rosa.ronzio@gmail.com) e lei troverà il modo di farvelo avere, magari tramite uno dei tanti autori dei testi. Io ne ho qualche copia. Se vi serve, battete un colpo. rosa

Rieccomi a parlare del Buco Nero Pedagogico (che da ora chiameremo BNP per semplificarci la vita)

Sollecitato dalle riflessioni emerse in risposta al post sul BNP, proverò ad approfondire la questione.  Il tentativo è quindi quello di lanciare qualche riflessione e di provare a ragionare sul BNP con chi ne avrà voglia, con chi sarà attratto in modo irresistibile dal desiderio di ragionare sulle domande che porrò. La scommessa è quella di analizzare  il BNP  prima che ci inghiotta con la sua forza centrifuga.

freccette

Ecco le tre domande.

Domanda zero: cosa è il BNP?

Prima domanda: cosa inghiotte il BNP?

Seconda domanda: da cosa deriva e chi produce il BNP?

Terza domanda: come si evita di essere attratti e risucchiati dal BNP?

0) Dalla riflessione di Igor Salomone . “Interessante e ricca metafora quella del Buco nero. Immagine di uno spazio che non solo inghiotte qualsiasi cosa, ma che per farlo attrae in modo irresistibile. ….. I Buchi Neri, pare, attraggono qualsiasi cosa per via della loro enorme massa. Appunto. C’è quindi qualcosa che con la sua massa infinita imprigiona e attrae verso un buco nero equivalente l’educazione. Una massa, non un vuoto, come è facile pensare. In secondo luogo, mentre i Buchi Neri veri attraggono qualsiasi cosa, luce compresa, per questo sono neri, quelli pedagogici hanno un’attrazione gravitazionale selettiva: inghiottono inesorabilmente qualcosa, ma lasciano dove sta qualcos’altro, in bella evidenza e ad occupare lo spazio di ciò che viene inghiottito…”

1) Il BNP non inghiotte solo la mancanza di senso, fagocita la ricerca dello specifico dell’educazione, la ricerca di uno specifico che differenzia i servizi assistenziali, sociali e psicologici da quelli educativi. Il BNP attrae perché pare semplificarti la vita, inghiottendo tutte le domande di senso e gli orizzonti educativi. In prima istanza sembra esserti utile, perché ti rimangono da gestire solo le questioni organizzative. Il BNP è una forma illusoria di aiuto, una specie di allucinazione professionale che ti fa credere di dover lavorare di meno. In seconda istanza però il BNP si mangia il tuo senso, le domande che hai e infine si mangia il motivo per cui un educatore si trova in un servizio, è un risucchiatore di complessità, un attraente semplificatore. Alla fine del fase di attrazione ciò che ti rimane sono domande svuotate del fine educativo, la domanda che rimane è : ma io cosa ci faccio qui?

2) Il BNP è il prodotto della forza centrifuga di alcuni elementi:

  • il disinteresse delle organizzazioni sulle questioni educative.
  • la fatica iniziale che produce la riflessione pedagogica (…che fatica farsi delle domande, approfondire, ricercare, ecc)
  • la debolezza delle competenze degli educatori sullo specifico educativo. (cosa fa un educatore?)
  • i pochi strumenti/spazi per dar senso al proprio lavoro e per fermarsi a cercare, domandare e riflettere.

3) il BNP si contrasta:

  • con la costruzione costante di luoghi e spazi di riflessione (dentro e fuori le organizzazioni).
  • riconoscendo che il bnp è un luogo potenzialmente presente in ogni servizio educativo e chi si  “crea” non appena si molla la presa.
  • rimarcando la necessità di spazi di pensiero nelle organizzazioni (cooperative, enti locali, associazioni, fondazioni e scuole), costantemente, perché ciò migliora e sostanzia la qualità del lavoro educativo.
  • producendo cultura sulla professione educativa per permettere di aumentare la consapevolezza degli strumenti necessari per fare il proprio lavoro, bene e senza il rischio di essere inghiottiti dal BNP.
  • prendendosi cura di se stessi.

Che ne pensate, vi convince?

Christian S.

La foto è di Marco Bottani ( http://www.ibot.it)

Thumb-17

Aprile 2013

 SuperVisione Pedagogica

Un educatore si interroga sul suo ruolo all’interno di un intervento educativo con un ragazzino ipoacusico (non udente) e quattordicenne.

Ed: …faccio fatica, lui continua a dirmi : “…se mi bocciano è colpa tua, se non faccio i compiti è colpa tua, se non capisco è colpa tua, ecc “

Ed: …non ne posso più, sembra che lui non abbia nessuna responsabilità e tutti intorno a trattarlo come un bambino, ma lui non è più un bambino.

Breve riflessione: I ragazzi con disabilità, in alcuni casi, sembrano non potersi permettere di essere anche adolescenti perché gli adulti che li accompagnano nella crescita fanno una tremenda fatica nel vedere cosa c’è oltre il loro handicap. La disabilità sembra coincidere con la persona stessa. Il resto pare scomparire. E’ per questo che dire persona con disabilità o disabile non è AFFATTO la stessa cosa, ed è per questo che risulta così importante educare anche gli adulti all’utilizzo di lenti di osservazione differenti da quelle che solitamente si trovano ad indossare.

  • Che fare allora? Come si aiuta un 14 enne con disabilità e il suo sistema di relazioni (genitori, insegnanti e adulti) a fare i conti con il bisogno “vitale” di imparare a diventare grande?

Aiuterebbe, almeno inizialmente, provare ad osservarlo nello stesso modo in cui guarderemmo un qualsiasi altro adolescente?

Christian S.

Ps: Grazie Paolo.

foto di Massimo Casiraghi http://www.massimocasiraghi.com/

occhi diversiMuhammad Ali : “Un uomo che a cinquant’anni vede il mondo come lo vedeva a venti, ha sprecato trent’anni della sua vita.” 

Cerco da anni di guardare le cose con occhi differenti, lo faccio in ambito educativo, quando faccio consulenza e negli ultimi tempi anche e soprattutto nella vita di tutti i giorni. Lo faccio perché così mi è stato insegnato dai miei maestri e lo faccio perché da un po’ di tempo mi fa anche bene.

Lo faccio quando guardo i ragazzi che incontro, gli insegnanti e i colleghi con cui lavoro. Cerco di guardare con occhi differenti anche le organizzazioni che incontro, soprattutto quando a prima vista ciò che vedo non mi piace.

Cerco cose differenti, parole nuove e cerco di capire. Lo faccio in modo sistematico da qualche anno, almeno ci provo. Non sempre ci riesco. Quando non mi riesce mi diverto molto meno ed ho la netta sensazione di essere meno utile.

Guardare con occhi differenti vuol dire, per me, guardare oltre. Oltre i preconcetti, oltre ciò che vorrei vedere, oltre ciò che mi aspetterei di vedere e oltre il primo sguardo. Guardare oltre, vuol dire andare oltre, andare altrove.

Ultimamente guardando “oltre” ho scoperto educatori ed educatrici esperti più curiosi dei giovani neo laureati, educatrici con sete di domande e di scoperte dopo 30 anni di lavoro. Ho scoperto che farsi delle domande aiuta a lavorare meglio e in modo più leggero, aiuta a trovare nuovi sensi e significati alle pratiche che portiamo avanti da tanti anni.

Ho scoperto che uno degli antidoti al born out ( che io chiamo: cottura professionale) è la ricerca pedagogica, la formazione permanente, il perenne domandare.

Guardare con occhi diversi mi ha reso più ricco.

Ho scoperto che mi piacciono di più le persone che provano a guardare oltre, ma che la grande sfida è con chi non ci riesce, con chi fa fatica, con chi sembra fermo al palo. Ho scoperto che ci sono in giro un sacco di genitori che cercano di guardare oltre, molto più di me. Negli ultimi anni aver imparato a guardare oltre nella mia professione mi ha aiutato anche nella vita.

Pensavo che guardando oltre si rischiasse di perdere ciò che succede in primo piano, ma non è così. Ho scoperto che non si può obbligare nessuno a guardare oltre, ma almeno puoi provarci. Provo gioia se mi accorgo che son riuscito ad aiutare chi incontro, personalmente e professionalmente, a guardare oltre.

Ho capito, da qualche tempo, che mi piace avere la responsabilità e la possibilità di accompagnare gli altri a guardare in modo diverso.

Questo post è dedicato a tutti coloro che hanno ancora voglia di guardare le cose con occhi differenti.

Christian S.

Le splendide foto che trovate, da qualche tempo, in questo Blog sono di Marco Bottani (http://www.ibot.it)