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educatore arroganteHo incontrato spesso gente arrogante nella mia vita. Ne ho incontrata da educatore, da studente e anche da cittadino.

Vedo gente arrogante tutte le volte che esco di casa, gente che sorpassa la coda nell’altra corsia e quando ti azzardi a farglielo notare, ha anche il coraggio di risponderti male.

Sono abituato ad averci a che fare, insomma.

Non riesco però a sopportare, tanto bene, l’arroganza del potere, né quando è connessa con il potere istituzionale né quando il potere si basa sul fatto che : ” sto meglio di te”, “ho studiato più di te “ oppure “ho un ruolo per te importante,”  o “ti sono necessario”.  Non riesco a sopportare chi abusa del proprio potere perché l’altro è debole, in difficoltà o in una situazione di marginalità.

Tempo fa una collega Assistente Sociale, mi racconta dell’incontro tra un’educatore e una madre.

Educatore: “Signora: …forse lei vede in me le competenze che non possiede.”

Ovviamente la Mamma in questione, non è stata in grado i difendersi e di dir nulla. Si è portata a casa, probabilmente, un grande senso di inferiorità e quella tipica sensazione che ti rimane quando sei vittima di un abuso di potere. Non è stata in grado di rispondere, anche perché, forse, mai si sarebbe aspettata un entrata di questo tipo da chi doveva essere lì ad aiutarla.

L’educatore in questione ha mostrato (anche e soprattutto nella incapacità di rileggere la durezza della sua “arrogante” comunicazione)  la mancanza di alcune competenze di base necessarie per svolgere le funzioni di aiuto, forse addirittura dei requisiti minimi per fare educazione professionale. Per fare educazione, prima (o accanto) alle competenze tecniche, servono competenze etiche, umane ed emotive. Bisogna possedere grande umiltà, rispetto e eccezionale attenzione nell’uso del proprio sapere e soprattutto del proprio potere.

La mancanza di queste competenze di base, purtroppo, vanifica anche le competenze tecniche e scientifiche.

Le vanifica perché le invalida e le tradisce.

Le vanifica perché un educatore arrogante è un educatore pericoloso. Perché facciamo un lavoro delicato, in cui mettiamo “le mani e la testa” nelle vite delle persone che accompagniamo. Perché non si può abusare in questo modo della posizione di forza che spesso ci troviamo a esercitare.

L’abuso del potere, è quindi,  un problema anche dell’educazione.

Se nell’articolo dell’ educatrice razzista ponevo una domanda, qui mi permetto un’affermazione: all’educatore arrogante non dovrebbe essere permesso di fare il suo lavoro, almeno fino a che che non decida di cambiare, di imparare ad essere un educatore.

La domanda, in questo caso è: come possiamo fermare gli educatori e le educatrici arroganti? 

Un caro saluto. Christian S.

Ps: Sabato sera, uscirà un’articolo di un collega proprio sul potere in educazione, vi consiglio di leggerlo.

La foto è di Marco Bottani (www.ibot.it)

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Storia di Astutillo Malgioglio, il portiere che difendeva gli ultimi
Correre, senza pensare troppo: questo chiedeva il mondo del calcio ad Astutillo Malgioglio, portiere negli anni Ottanta di squadre come Brescia, Roma, Lazio e Inter. Ma a chi come lui agli autosaloni e alle discoteche preferiva spendere ferie e guadagni per aiutare i bambini distrofici, per anni non si perdonò nulla, tra minacce, offese, atti di violenza e soprattutto tanta indifferenza. Perché «se stai sempre con gli handicappati, quanno ce pensi ar pallone?»…
Così finisce l’articolo:
“Era 77”, la sua associazione, oggi non esiste più. «Offrivo assistenza gratuita e il denaro per un’idea del genere, l’unica possibile, non c’erano più. Ho regalato i macchinari. Finché ho potuto, raggiungevo i pazienti a domicilio». Poi la salute si è messa di traverso e Tillo ha rinunciato allo scopo di tutta un’esistenza. Del proprio male, preferisce non parlare. «Sono stato comunque un uomo fortunato, ho ancora la mia famiglia e non chiedo di più». La sua terra di mezzo, dove il gelo non può scendere, né i petali di alcun fiore cadere.
Grande storia, grande persona…
Christian S.