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#paternoeducativo è un progetto nato anni fa grazie alle riflessioni fatte con un collega che stimo molto, Stefano Cresta. Ha assunto, in questi anni, differenti forme, quella che trovate qui è la sua forma orginale, quella con cui era nato.

#paternoeducativo è un ciclo di incontri. Quattro serate per parlare di paternità ed educazione. Quattro spazi per i padri, con i padri, sui padri.

#paternoeducativo è un luogo di confronto e di parola. Uno spazio per parlare di responsabilità e di fatiche. Uno spazio libero.

Un progetto che coltivo da anni ed amo particolarmente.  Sono particolarmente felice di proporlo in questa fase della mia vita.

Paterno Educativo

 

Un ringraziamento particolare a:

Alessandro Curti, per il pezzo di strada fatto insieme, non solo in questa occasione

Marco Costanzo, per la foto.

Mia figlia, che è finita su una locandina senza manco saperlo.

Stefano Panzeri e il comune di Settimo Milanese per il graditissimo invito.

I padri che decideranno di partecipare al percorso.

 

 

La locandina è volutamente ispirata a Léon di Luc Besson. (1994)

 

 

 

#paternoeducativo è anche un blog, fateci un giro.

Se vi interessa la connessione tra gli sguardi paterni e l’educazione e se avete voglia di scriverci, la porta è aperta.

Come fate? Basta mandare uno scritto (massimo due pagine), una breve presentazione (5 righe) e una foto (se volete).

Dove? Alla mia mail: christian.sarno@gmail.com

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potere dell'educazione

Novembre 2013 : Durante una supervisione con un gruppo di educatori, la discussione gira attorno al potere dell’educazione professionale, il potere di insegnare, di accompagnare, di proteggere, aiutare ma anche quel potere che a volte può risultare schiacciante, faticoso e complesso perché imprendibile.

Un potere che può essere anche ingombrante.

In ambito educativo competenze naturali e professionali si incontrano, le prima spesso provano ad imparare qualche cosa da ciò che l’ambito professionale potrebbe portare. L’educazione professionale dalla sua parte dovrebbe farlo da ciò che incontra in ambito naturale, perché è da li che arriva e perché questo incontro potrebbe permettere di capire meglio, approfondire e studiare i modelli educativi, familiari e genitoriali.

In alcuni casi ciò non avviene. I genitori prendono poco dagli educatori e viceversa. Mi preoccupa molto quando gli educatori non imparano da ciò che incontrano, ma questa volta vorrei concentrarmi maggiormente sulle difficoltà che potrebbero trovare i genitori ad imparare dagli educatori.

Ipotesi: Stiamo rischiando che le competenze apprese in anni di studi (fuori e dentro le aule universitarie) e di esperienza propongano ai genitori un modello di educazione inarrivabile o senza nessuna trasferibilità del sapere. Ossia: Come posso imparare da te se mi sembra che le tue competenze siano frutto di un percorso che non potrò affrontare? Se il tuo linguaggio non mi è familiare? Se i riferimenti non sono gli stessi? Il rischio, forse, è che la professionalizzazione del ruolo educativo, la crescita degli educatori e della cultura pedagogica stia sempre di più allargando la forbice delle competenze naturali e professionali. Da una parte i genitori, sempre più soli e quindi con meno spazio per imparare dagli altri modelli educativi naturali, dall’altra gli educatori, sempre più competenti e accompagnati e quindi sempre più potenzialmente lontani.

A cosa serve incontrare un educatore, se di ciò che dice non riesco/posso farmene nulla? Cosa me ne faccio di un bravo educatore che non sa trasferire le proprie competenze agli adulti che incontra. Non rischiamo solo di produrre una dipendenza dall’esperto? Quando ho un problema, chiamo l’educatore, insomma.

Un educatore non dovrebbe lavorare, anche e soprattutto, per non essere (ove possibile) più necessario? Per lasciare al sistema che incontra gli strumenti per fare senza di lui? Io credo di si, ma forse la domanda è : come?

Christian S.

La foto è di Marco Bottani ( http://www.ibot.it)