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Aprile 2013. Lombardia

staff

Incontro un amico che non vedo da un po’, è anche un educatore e lavora in una comunità. E’ uno di quei colleghi con cui è un piacere lavorare, a cui vorresti fare supervisione e formazione perché  è uno che ha voglia di crescere, imparare, capire e domandare nonostante i primi capelli bianchi.

Io: ciao, come stai?

Lui : bene.

Io: come va a lavoro?

Lui: un disastro, è come se ci fosse un buco nero.

Io : Cosa intendi, spiega.

Lui : Si, da noi c’è un buco in cui cade tutto, tutto ciò che di educativo potresti fare, dire, ci cade dentro per non tornare mai più.

Io: Il buco pedagogico?

Lui : Esatto il buco nero che inghiotte il pedagogico, la riflessione, i pensieri, le azioni, tutto scomparso nel buco.

Io. Così diventa difficile lavorare.

Lui : Forse è più facile, più trista ma più facile.

Io : Perchè?

Lui: …Tutto schiacciato sul gestionale e organizzativo, ti accompagno qui, ti porto lì, cucini, fai la spesa, ritiri i bambini da scuola, si vede un film, un lavoro che potrebbe fare un impiegato di banca con buona volontà.

Io : Da come la racconti sembra quasi meglio? Ma ovviamente non è così.

Lui: No, non è affatto così, perché a furia di inghiottire il pedagogico, piano piano, il buco inghiotte anche gli educatori, le loro competenze, le loro idee, i loro pensieri e anche le loro prospettive di crescita.

Io: Lo abbraccio, da amico me lo posso permettere, forse da supervisore non avrei potuto farlo.

Credo che questa riflessione sia preziosa, quasi un avvertimento su un rischio che corrono tanti servizi e che dobbiamo provare ad evitare, perché io al pedagogico ci tengo e anche parecchio. Grazie Mister A.

Christian S.

La foto è di Marco Bottani (ww.ibot.it)

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festa

20000 clic!

Il mio blog è nato nell’ottobre 2011, quasi come uno scherzo, in una fase strana della mia vita professionale, quando avevo ancora un po’ di tempo libero. Non avrei mai pensato che mi sarebbe piaciuto così tanto scrivere, che così tante persone avessero piacere a leggere ciò che succede nel blog e che diventasse così importante per me curare questo luogo così particolare.

Voglio approfittarne per ringraziare chi mi segue costantemente, chi ha contribuito a scrivere alcuni post, chi ha pubblicato nel blog i suoi libri, chi commenta spesso ciò che scrivo e chi lo fa sporadicamente, chi mi sostiene, i 226 che hanno cliccato mi piace e anche chi mi legge ogni tanto.

Voglio ringraziare soprattutto chi mi ha ringraziato per ciò che scrivo.  L’idea che biviopedagogico possa essere utile anche ad altri mi riempie di felicità.

Grazie a tutti, insomma.

Grazie a Marco Bottani ( www.ibot.it) per le foto.

Christian S.

Presentazione Associazione Dedali

Da una bella idea di una collega  ( Monica Cristina Massola) un luogo in cui si possono trovare tutti i blog , siti e gruppi che parlano di educazione e pedagogia, Bello!

Snodi Pedagogici

Stimolato da un post di un collega (Triangoli), riparto con le mia personale battaglia per mostrare che sul calcio si possono ancora investire pensieri, parole ed emozioni.

Il 14 aprile 2012, la morte di un giocatore in campo, ha riportato alla luce e sotto i riflettori il calcio professionistico.  Le immagini di Piermario Morosini (Scheda) hanno fatto il giro del mondo.  Di Morosini hanno parlato quasi tutti, anche persone che di calcio non parlano mai. La sua storia, molto particolare, ha suscitato emozioni che di solito sembrano non appartenere al mondo superficiale e corrotto che i giornali hanno raccontato negli ultimi mesi (calcio scommesse, violenze dei tifosi, ecc). Emozioni che dal calcio sembrano essere distanti anni luce, insomma.

Emozioni che parlano di sport, vite vissute e drammaticamente interrotte.

Una squadra, il Pescara di Zeman (trovate anche una sua scheda sul blog) assisteva in campo al tragica morte di quel ragazzo di 25 anni.

Nelle settimane successive il tragico avvenimento, la squadra di Zeman ha perso e pareggiato le 4-5 partite successive all’evento, rischiando di compromettere la possibile promozione in Serie A. La sensazione, per chi ha assistito alle partite, è che i giocatori, il tecnico e tutto lo staff siano rimasti “congelati” da ciò a cui avevano assistito. La cosa mi ha colpito, perché mi restituisce un’immagine del calcio vera, semplice, cruda e profonda. L’immagine di una sport di squadra dove le emozioni esistono, dove i giocatori avversari (Morosini giocava nel Livorno) sono anche colleghi.

Il calcio è anche questo, un luogo di incontri in cui è possibile piangere un collega morto, anche senza averlo conosciuto direttamente, anche senza averci giocato assieme, anche senza aver condiviso lo spogliatoio. Z. Zeman , il giorno della morte di Morisini ha pianto, perchè anche i maestri piangono. (Il post).

E’ sempre più difficile trovare esempi, racconti e emozioni che ci parlino di sport, fatica, grinta, corsa e sudore. E’ sempre più difficile soprattutto rintracciare storie di valore nel calcio professionistico. Forse, è necessario ritornare a parlare di calcio giovanile, di calcio di periferia, di storie di calcio che si svolgono lontane dai riflettori.

Continuo a pensare che: Il valore del calcio risiede in alcune storie.

Forse val la pena, allora, ricordare la storia del Union Sportive Quevillaise (Scheda), che dalla serie C francese, pochi mesi fa, è arrivata a giocarsi, con un gruppo di giocatori semi-professionisti, la finale della coppa di francia contro Olympique Lyonnais.

Per la cronaca il “Quevilly” poi perse, ma in questi casi, come in Educazione, il risultato non è tutto!

Oppure le gesta del Calais Racing Union Football Club (Scheda) che nel 2000 sfiorò l’impresa e perse (con un rigore all’ultimo minuto) con il Nantes, la finale di Coppa di Francia. Per la cronaca, i giocatori del Calais facevano i calciatori per passione e per arrotondare lo stipendio.

Da noi si potrebbe parlare del Chievo (Scheda), squadra di un quartiere di Verona , che non ha nemmeno una pagina wikipedia dedicata.

Nel calcio, come in educazione, trovo più interessante, parlare di ciò che è successo, raccontare storie, narrare “le imprese” di coloro che hanno provato ad andare oltre il limite previsto.

…Trovo le storie sportive decisamente più interessanti dei risultati. 

Christian S.