Archivio per luglio, 2014

pedagogianera

“Quali sono le zone oscure dell’educazione?

Quali elementi ci sono nell’educazione e nella pedagogia che, se non vengono valutati, portano l ‘azione educativa ad essere “pericolosa” per chi educa e ch è educato?
Chi sono i cattivi maestri?
Oppure la pedagogia può come disciplina, citando Marguerite Yourcenar, saper guardare nel buio con disobbedienza, ottimismo e avventatezza e scoprire strade inusitate?”

Pedagogia Nera – @Elisa benzi

Pedagogia nera, malgrado la spiegazione di ciò che si può intendere con questa definizione, io mi sento di scrivere il mio pensiero riguardo la morte e la malattia, forse perché il nero evoca in me dolore, tristezza e rassegnazione.

Come ci comportiamo con i bambini di fronte alla morte, alla malattia, alla vecchiaia? Li educhiamo all’ineluttabilità della fine? Accogliamo la decadenza fisica e mentale dovute al passare degli anni? Raccontiamo loro la malattia, la possibilità di essere debilitati nel fisico?

“Non voglio che veda il nonno malato di Alzheimer”, “al funerale della nonna non la porto”, “della malattia del papà non diremo nulla”, queste sono affermazioni che ho sentito spesso e che mi hanno fatto spesso riflettere. Ammiro molto una cara amica che ha abituato il figlio alla realtà della vita, ponendolo di fronte al dolore della perdita e al peso della malattia di persone molto care.

Il figlio ha goduto della compagnia di una nonna malata di Alzheimer, la mamma mi raccontava che era meraviglioso vedere come questa anziana signora comunicava  perfettamente (pur non parlando) con il nipote di quattro – cinque anni. Il feeling che c’era tra loro viaggiava attraverso canali molto sottili per noi misteriosi. Il bimbo a circa sette anni ha visto la nonna defunta, ha partecipato al funerale e ha preso così contatto a modo suo con la morte. Ha avuto anche la fortuna di godere della compagnia della bisnonna che da un certo punto in poi ha consumato gli ultimi anni della sua vita in una casa di riposo. Il bambino ha frequentato la casa di riposo, ha visto la solitudine, il consumarsi della vita e ne ha fatto tesoro. La mamma spesso mi racconta che lui trovava molto triste vedere la solitudine di alcuni anziani e si chiedeva spesso il perché di tale abbandono.

Una mamma mi ha raccontato che ha lottato contro tutti, nel momento in cui ha deciso di spiegare al figlio di dieci anni, che il padre era affetto da una malattia degenerativa e da una leggera depressione conseguente alla malattia. Secondo molti avrebbe dovuto tacere finché i disturbi non si fossero visti chiaramente. Questa mamma invece, ha avuto la forza di condividere tutto con il figlio. Questo ragazzino ha potuto prendersi il tempo di elaborare il dolore attraverso momenti di rabbia, di pianto, di silenzio; è riuscito insieme alla mamma a trovare il modo di apprezzare tutte le cose positive del suo papà facendole diventare dei punti di forza utili a sopperire le debolezze nella relazione. Oggi è un ragazzo sensibile alle debolezze altrui, è solidale, sempre pronto alla collaborazione, riflessivo nei confronti degli altri.

La malattia fa parte della vita, certo sapere di avere un genitore malato è doloroso, ma bisogna allenarsi anche al dolore, imparare ad accoglierlo ci permette di imparare ad accettarlo non passivamente ma trovando le strategie per convivere con esso. Non è giusto allontanare il dolore, bisogna educare a vivere il dolore, esternandolo o chiudendolo in noi stessi, tenendo presente che se lo facciamo nostro avremo modo di imparare a fare un passo in avanti per trovare un’altra strada per il benessere.

La morte racchiude in sé il mistero della vita, ma non è negando la morte che vivremo felici. La morte è separazione, è imparare “a fare a meno di”, solo se la accogliamo troveremo le strategie per superarla. Il prof. Spaltro dice “il malessere esiste, il benessere va creato” io aggiungo che solo insegnando a farci invadere dal dolore si riesce a trovare un alternativa ad esso.

Ecco l’autrice e il suo sito.

foto elisaELISA BENZI – laureata in Scienze filosofiche (indirizzo psico-pedagogico). Co-fondatrice di Snodi Pedagogici. Titolare di InDialogo – affianca gli studenti della scuola secondaria di I° nello studio, in modo particolare si occupa dei ragazzi che hanno difficoltà di apprendimento (DSA). Realizza progetti sull’uso di Internet e dei Social Network per le scuole e per le famiglie. Sensibile ai temi dell’educazione, in particolare riguardo all’adolescenza. Ha lavorato in contesti multinazionali nel settore IT. È specialista in Conduzione di Gruppo.

Ringrazio molto Elisa, soprattutto perché il suo post è profondo e coraggioso. Son felice di averla ospitata.

Se avete voglia di leggere il mio contributo lo potete trovare in uno dei blog che trovate sotto. Quale? Tropo facile, trovatelo.

I blog che partecipano.

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