Archivio per ottobre, 2011

Pollaio a chi?

Ma come si fa a definire “pollaio” una classe di studenti? Non si può pensare ad altre “metafore”, magari cercando parole che siano meno svilenti nei contronti degli studenti. Forse un giorno riusciremo a cambiare modo di comunicare, useremo altre metafore, riusciremo a colpire l’attenzione delle persone senza umiliare nessuno. La comunicazione è importante, io non riesco a tollerare più che si possano paragonare delle classi a dei pollai, gli studenti come polli, stipati dentro le gabbie a beccare il grano. Credo che sia venuto il momento di provare a riflettere su come usiamo le parole, su quali significati gli attribuiamo, perchè in alcuni casi, e questo mi pare uno di quelli, mi pare che le definizioni non siano appropriate, soprattutto se usate da un giornalista per il titolo di un articolo.

Il pollaio definisce un luogo denso di soggetti poco inteligenti, di polli, di animali non certo famosi per acume insomma. Un luogo di cultura, se pur affollato, non può essere definito così, anche e soprattutto se l’intento è quello di difendere la qualità di un luogo, fondamentale, come la scuola.

http://www.repubblica.it/scuola/2011/10/31/news/classi_pollaio-24169957/?ref=HREC1-9

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Paesaggi e Passaggi Pedagogici…

Ci sono luoghi che, pur non essendo tipici luoghi di formazione, rappresentano per alcune persone, luoghi di crescita importante. Ci sono luoghi che rappresentano, solo perchè esistono, luoghi formativi, ve ne sono altri che invece lo diventano, in alcune fasi, a tratti, per piccoli e sparuti gruppi di persone. Ci sono luoghi pedagogici, perchè respirano da anni aria pedagogica , la casa scout di torre degli alberi rappresenta anche questo. Ci sono posti che abbiamo attraversato senza il pensiero che fosse possibile impare da quel luogo. Ci sono posti, luoghi, che assomigliano alla scuola, altri che sembrano profondamente differenti, pur facendo la stessa cosa. Ci sono luoghi che parlano di crescita professionale, altri di crescita personale, altri di entrambe, ci sono luoghi che parlano di apprendimento dagli altri, posti che parlano di apprendere dall’esperienza. Io amo i luoghi di formazione, soprattutto quando li posso attraversare liberamente e quando li posso scegliere e attivare. Amo i posti dove si impara, sia quelli formali sia quelli informali. Li amo oggi, perchè in passato li odiavo. Amo ricordare i miei luoghi, amo ricordare i luoghi in cui ho imparato, amo i luoghi da cui ho imparato, amo i luoghi pedagogici. Torre degli alberi è uno dei luoghi che amo e che in alcuni momenti ho anche fortemente voluto…

Alcuni luoghi sono meglio degli altri, torre è uno di questi…

Morte ed educazione, cosa c’entrano? …forse nulla, forse invece qualche cosa c’entra, lo vedremo…

 

Accendo la tv, uno dei tanti telegiornali racconta la morte di un giovane motocilcista, professionista e spericolato, 24enne, morto per un incidente, una delle tante morti di oggi penso, una delle tante morti e dei tanti dolori che alcuni si troveranno ad affrontare oggi e in cui cercheranno di trovare senso. Le domande saranno le solite, perchè, chi lo ha permesso, perchè a me ma soprattutto sarà e adesso? …e adesso significa soprattutto, cosa me ne faccio di tutto questo dolore, dell’assenza , della mancanza?

La domanda forse più importante è: a cosa ci può servire parlare ,qui ,in un blog , della morte?

  1. serve per provare a dare un senso pedagogico ad uno dei passaggi più complessi e più profondi nella vita delle persone.
  2. serve perchè davanti al dolore ci siamo stati tutti almeno una volta nella vita.
  3. serve a pensare che il dolore non si può contrastare, non si può evitare, ma si può trasformare.
  4. serve per andare oltre alla risposta sul perchè sia successo, per capire cosa rimane.
  5. serve per crescere, per non farsi fermare dalle sensazioni dolorose, dalle sensazioni di mancanza e soprattutto per trasformare una assenza in una presenza , dal “mi manchi” al “cosa mi hai lasciato?”, insomma. 
  6. serve perchè è anche condividendo il senso di un’esperienza che si può traformarla, soprattutto se quel dolore , pur essendo solo tuo, lo si può affrontare insieme.
  7. serve perchè ogni dolore è diverso ma alcuni sono più simili di quanto sembri.
  8. forse invece non serve, almeno non serve a tutti, perchè le vie per rielaborare i propri dolori possono essere anche fortemente, radicalmente private e interiori.
  9. non serve , perchè non per tutti è utile scrivere e confrontarsi.
  10. serve comunque provarci, magari non qui, perchè un senso lo dobbiamo comunque trovare…

..Un saluto a Marco S. ( il motociclista) , questo post , è dedicato a te…

Christian

…Gulp, direbbero le mamme italiane…come, do da mangiare a mio figlio e me lo portate via?

 

da Londra

Genitori di bimbi obesi attenti: potremmo prenderci i vostri figli. Per ora si tratta soltanto di un blando, seppur inquietante, avvertimento, ma in futuro potrebbe diventare una realtà. In Gran Bretagna, il problema dell’obesità nei minori sta diventando così imponente da aver indotto l’associazione delle autorità locali a prendere in considerazione il fatto di doverlo trattare come un sintomo di negligenza delle famiglie nei confronti dei figli.
La questione che almeno 400 amministrazioni locali in Inghilterra e in Galles si stanno ponendo è questa: se si corre ai ripari quando si viene a sapere di un bimbo malnutrito e a volte lo si toglie temporaneamente ai genitori che lo nutrono troppo poco, perchè si dovrebbe trattare in maniera diversa il caso opposto dato, che comunque riguarda la salute del minore? L’approccio può sembrare forse un po’ troppo provocatorio, ma il messaggio è chiaro e fa parte di una più ampia serie di iniziative già prese dal governo di Gordon Brown per affrontare la piaga nazionale dell’obesità. Certo, all’inizio la linea scelta era stata decisamente più morbida. Le scuole erano state invitate a preparare pasti più sani nelle loro mense e a favorire una cultura dell’alimentazione equilibrata tra i giovani studenti.
Di recente, il ministero della Sanità aveva spiegato che il peso dei ragazzi sarebbe stato monitorato e che, in caso di individui sovrappeso, sarebbe stata inviata una lettera ai genitori. Di portare via i figli a coloro che insistevano nell’ingozzarli di merendine e patatine fritte però, finora non si era mai parlato. Per i rappresentanti delle autorità locali però, sarebbe una soluzione: «Se i genitori di questi ragazzi insistono nel mettere a rischio la salute dei loro figli abituandoli a pessime diete e a una mancanza di esercizio fisico – ha spiegato ieri alla Bbc David Rogers, portavoce della Local government association – è opportuno che anche i servizi sociali facciano la loro parte, soprattutto quando si rendono conto che il bambino è in pericolo».
Rogers ha anche sottolineato la necessità di un dibattito nazionale sulle linee d’azione da prendere, compresa quella che riguarda la custodia dei figli. Per la prima volta forse la questione è inoltre affrontata, senza troppi riguardi, sotto un duplice punto di vista. Secondo l’associazione infatti non si tratta soltanto di salute. Si tratta anche di costi. Secondo le previsioni ufficiali, nel 2012 in Gran Bretagna i bimbi obesi supereranno il milione e questo si rifletterà anche sulle tasche dei contribuenti.
Le autorità locali hanno stilato una piccola lista dei costi aggiuntivi che sono quotidianamente costrette a sostenere per le strutture riservate ai ragazzi sovrappeso. Si va dal mobilio scolastico fino agli attrezzi ginnici. E se si vuole risolvere una situazione ormai devastante – ammoniscono i Comuni – bisogna andare al nocciolo del problema e partire dalle famiglie. Anche minacciandole.

link: http://www.ilgiornale.it/esteri/proposta_choc_bambini_obesi_tolti_genitori/17-08-2008/articolo-id=283705-page=0-comments=1

tanti pensieri, tante parole….quali domande?

Iniziamo dalla fine : quindi da  quel “Anche minacciandole”, alcune domande orientanti :

    1. Ma siamo sicuri che minacciare i genitori possa servire per cambiare il loro modo di alimentare il figlio?
    2. Ma due genitori che non riescono ad alimentare il proprio figlio in modo corretto devono imparare a farlo o devono essere colpevolizzati perchè non ne sono capaci ?
    3. Come può uno stato ( l’inghilterra) che non educa i suoi adulti ad una buona alimentazione ( il fish and chips è il piatto nazionale, tutta roba fritta) pensare che gli adulti possano educare ad una buona alimentazione i propri figli?
    4. Come può uno stato fare educazione alimentare, senza minacciare i genitori di levargli i figli? 
    5. Di chi è la responsabilità dell’educazione alimentare dei bambini? 
    6. …e se la responsabilità dell’obesità di mi figlIo non fosse mia ma di qualche malattia genetica, mi becco, come genitore, lo stesso la  lettera di richiamo?
    7. Siamo sicuri che mettendo sotto pressione i genitori , loro svolgeranno meglio il loro difficile e faticoso lavoro?

Riflessione: come sempre , ad un problema generale  e profondamente culturale ed educativo una risposta generale e superficiale, quindi una soluzione che mira a risolvere il problema solo sul breve termine,( tutti attenti nei prossimi mesi) con poche speranze che funzioni sul lungo termione. (nessuno impara nulla intorno al tema dell’educazione ad una buona alimentazione, si impara solo ad aver timore dello stato perchè potrebbe levarti i figli…)

…buon appetito…

 Cosa c’entrano queste canzoni con la tematica pedagogica?

1)Quelli che ben pensano…

 2)Preso Blu…

Queste due canzoni in che modo hanno a che fare con questioni educative o pedagogiche ?