Archivio per novembre, 2011

“Con occhi di padre”, di Igor Salomone (padre e consulente pedagogico)

 
 

Letto, riletto, da leggere….insomma.

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"Alunni obesi? Niente gita sulla neve" Sotto accusa una scuola di PozzalloIl preside raccomanda ai genitori la partecipazione dei ragazzi purché “siano atletici perché diversamente si rischia di rovinare la gita per sé e per il gruppo”. E il caso finisce in consiglio comunale

 
 

POZZALLO  –  “Gita sconsigliata ai bambini obesi”. Il dirigente scolastico dell’istituto comprensivo Giuseppe Rogasi di Pozzallo, Orazio Caschetto, impegnato nell’organizzazione della  settimana bianca in Trentino, scrive ai genitori degli alunni ed esprime l’auspicio che i partecipanti “siano atletici perché diversamente si rischia di rovinare la gita per sé e per il gruppo”.
Parole considerate “gravi, discriminatorie e fuori da ogni logica educativa” da tre consiglieri comunali che denunciano pubblicamente il fatto. Alessandro Maiolino (Sel), Marco Sudano e Ennio Ammatuna, di due liste civiche, ritengono “inaudito che un dirigente scolastico, educatore per definizione, possa permettersi di scrivere certe cose. Ci sentiamo offesi a nome di tutti i bambini di Pozzallo e dei loro genitori. Tutti hanno il diritto di partecipare ad una gita scolastica a prescindere dal proprio fisico, estrazione sociale, colore della pelle e capacità”.

Quello della denuncia pubblica non è il solo fronte aperto dagli esponenti politici nei confronti del dirigente scolastico dell’istituto “Rogasi”: i consiglieri preannunciano esposti al ministero della Pubblica istruzione e al Sovrintendente scolastico regionale. Tra l’altro, nello scorso marzo, i tre hanno avuto modo di scontrarsi con lo stesso dirigente a causa di un alunno diversamente abile che non trovava posto nella scuola da lui diretta.

Il preside Caschetto taglia corto sulle polemiche e spiega così il suo “consiglio” ai genitori che, secondo lui, non ha nulla di perentorio: “Non abbiamo escluso nessuno dalla gita  –  ribatte il preside  –  abbiamo semplicemente raccomandato di partecipare se si è abbastanza atletici. In dieci anni abbiamo organizzato diverse gite e tutti hanno avuto modo di partecipare. Mi pare che qualcuno cerchi visibilità a buon mercato e si è sollevato un caso che non esiste. E’ assurdo poi insinuare una discriminazione mia e della scuola nei confronti di alcuni alunni, perché siamo consapevoli del ruolo educativo e psicologico che esercitiamo”.

ecco l’articolo integrale di FEDERICA MOLE’

http://palermo.repubblica.it/cronaca/2011/11/24/news/alunni_obesi_niente_gita_sulla_neve_sotto_accusa_una_scuola_di_pozzallo-25522780/?ref=HREC2-3

…Senza Parole…

Christian S.

Ossia? …è nato prima l’uovo o la gallina?

Ipotesi:

  • educandi si nasce ( tutti siamo nati per imparare, impariamo per sopravvivere, per crescere…)
  • educatori naturali si diventa ( riflettendo e interrogandosi sul proprio ruolo educativo, imparando dall’esercizio del proprio ruolo, soffermandosi sul proprio pezzo di responsabilità, sia che nostro ruolo sia quello di genitori, zii, nonni o adulti)
  • educatori professionali si diventa ( studiando e riflettendo sulla propria pratica professionale, costantemente e soprattutto in itinere)

La tesi quindi è : Educatori si diventa.

Avanti, attendo confutazioni.

Una tesi va confutata ( con dati, ipotesi ed esempi)  se ci si riesce…

Storia di Astutillo Malgioglio, il portiere che difendeva gli ultimi
Correre, senza pensare troppo: questo chiedeva il mondo del calcio ad Astutillo Malgioglio, portiere negli anni Ottanta di squadre come Brescia, Roma, Lazio e Inter. Ma a chi come lui agli autosaloni e alle discoteche preferiva spendere ferie e guadagni per aiutare i bambini distrofici, per anni non si perdonò nulla, tra minacce, offese, atti di violenza e soprattutto tanta indifferenza. Perché «se stai sempre con gli handicappati, quanno ce pensi ar pallone?»…
Così finisce l’articolo:
“Era 77”, la sua associazione, oggi non esiste più. «Offrivo assistenza gratuita e il denaro per un’idea del genere, l’unica possibile, non c’erano più. Ho regalato i macchinari. Finché ho potuto, raggiungevo i pazienti a domicilio». Poi la salute si è messa di traverso e Tillo ha rinunciato allo scopo di tutta un’esistenza. Del proprio male, preferisce non parlare. «Sono stato comunque un uomo fortunato, ho ancora la mia famiglia e non chiedo di più». La sua terra di mezzo, dove il gelo non può scendere, né i petali di alcun fiore cadere.
Grande storia, grande persona…
Christian S.

Giro un link , consigliato da un collega…

http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/11_novembre_11/jobs-applicazioni-giovani-burchia_4b711f3e-0c56-11e1-bdbd-5a54de000101.shtml

Più lo guardo più mi fa riflettere…a 12 anni io ancora giocavo con le figurine e a calcio in cortile, ma forse son cambiati i tempi o son cambiati i bambini.

Forse son solo cambiati i modelli, sembra veramente steve jobs….