Archivio per aprile, 2013

Chi legge il mio blog, sa che mi piace dar spazio a chi scrive di educazione. Oggi lo farò raccontando di uno strano incontro. Uno di quegli incontri che oggi chiamiamo : Virtuali.

Incontro Patrizia Gerbino in rete, qualche commento ai miei post, scambi interessanti e poi una strana proposta. “Ti andrebbe di leggere il miei libri ? (mi dice lei). Come si può non accettare una proposta del genere. Poche settimane dopo mi arrivano, via posta, i suoi due libri. Faccio fatica ad iniziare, perché capitano in un periodo complesso, strano pieno di impegni e con poco tempo. Poi trovo il tempo. Mentre lo leggo penso: “…una collega che ha voglia e tempo per raccontare cosa fa,  bene.”

i passi di andrea

Quello che mi trovo di fronte è un libro che racconta, passo dopo passo, l’incontro con un bambino autistico e le strategie professionali messe in campo per aiutarlo nel percorso didattico e di crescita personale. Un libro diretto, chiaro e leggibile. Un libro che accenna anche ad alcune delle  metodologie possibili.

Bell’idea quella di raccontare il proprio lavoro, quello di farla in un libro e quella di lasciar traccia di ciò che facciamo. Bell’idea in tutti i sensi, insomma.

Clicco Mi Piace (…è o non è un incontro virtuale?)

Patrizia Gerbino ha scritto anche un’altro libro, che si intitola Nuvole Perdute e raccoglie le lettere di un anziano che racconta di se’ e dell’amore.

Se volete saperne di più oppure volete i suoi libri eccovi il contatto: patrizia.gerbino@alice.it

Christian S.

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bivio

Io sono un Uomo fortunato. 

Ho la fortuna di avere un collega, amico e padre straordinario, di averci lavorato insieme e di averlo visto fare il padre.

La settimana scorsa, al telefono, abbiamo parlato delle responsabilità che abbiamo sui nostri figli.

Pochi giorni prima aveva dovuto fare una scelta faticosa, coraggiosa e veramente complessa.

Io sono un uomo fortunato, perché, fino ad ora,  ho avuto la fortuna di non dovermi assumere delle responsabilità così complesse.

La telefonata.

Lui: “…la cosa che mi pesa di più è quando devo prendere delle scelte preventive.

Io: scelte preventive?

Lui: “…son quelle scelte che oggi non sarebbero necessarie ma prendi per il suo futuro. E poi continua : Se prendi una scelta per salvare la vita a tuo figlio o perchè necessaria è più facile. quando invece devi prenderti la responsabilità di fare una cosa che gli sarà utile tra 10 anni ma oggi lo mette a rischio della vita il discorso cambia, quando prendi questo tipo di scelte ti tremano le gambe.

Io rimango in ossequioso silenzio (cosa che mi capita di rado e mi riesce sempre faticosa, ma non questa volta) ad ascoltare quella che mi sembra una lezione, una lezione di vita da cui trarre un grande insegnamento. 

Come pesa quella maledetta responsabilità.

Ho imparato molto di più, sulla questione della responsabilità educativa, in questa telefonata che da tutte le mie riflessioni precedenti.

spazzacamino

Questo post è il mio modo per ringraziarti, amico mio, perché al telefono non sono riuscito a farlo, perché mi sono accorto dopo di quanto fosse importante ciò che mi hai raccontato, perché scrivendolo mi riesce meglio e soprattutto perché ciò che ho capito nella telefonata con te, lo voglio condividere con tutti in modo che diventi patrimonio di riflessione comune.

Questo post quindi è dedicato a un uomo di testa e cuore, padre moderno e sensibile e a tutti i genitori che quotidianamente son costretti ad assumersi “quelle maledette responsabilità” per il bene dei propri figli.

Le foto sono di Marco Bottani (www.ibot.it)

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Aprile 2013

 SuperVisione Pedagogica

Un educatore si interroga sul suo ruolo all’interno di un intervento educativo con un ragazzino ipoacusico (non udente) e quattordicenne.

Ed: …faccio fatica, lui continua a dirmi : “…se mi bocciano è colpa tua, se non faccio i compiti è colpa tua, se non capisco è colpa tua, ecc “

Ed: …non ne posso più, sembra che lui non abbia nessuna responsabilità e tutti intorno a trattarlo come un bambino, ma lui non è più un bambino.

Breve riflessione: I ragazzi con disabilità, in alcuni casi, sembrano non potersi permettere di essere anche adolescenti perché gli adulti che li accompagnano nella crescita fanno una tremenda fatica nel vedere cosa c’è oltre il loro handicap. La disabilità sembra coincidere con la persona stessa. Il resto pare scomparire. E’ per questo che dire persona con disabilità o disabile non è AFFATTO la stessa cosa, ed è per questo che risulta così importante educare anche gli adulti all’utilizzo di lenti di osservazione differenti da quelle che solitamente si trovano ad indossare.

  • Che fare allora? Come si aiuta un 14 enne con disabilità e il suo sistema di relazioni (genitori, insegnanti e adulti) a fare i conti con il bisogno “vitale” di imparare a diventare grande?

Aiuterebbe, almeno inizialmente, provare ad osservarlo nello stesso modo in cui guarderemmo un qualsiasi altro adolescente?

Christian S.

Ps: Grazie Paolo.

foto di Massimo Casiraghi http://www.massimocasiraghi.com/

occhi diversiMuhammad Ali : “Un uomo che a cinquant’anni vede il mondo come lo vedeva a venti, ha sprecato trent’anni della sua vita.” 

Cerco da anni di guardare le cose con occhi differenti, lo faccio in ambito educativo, quando faccio consulenza e negli ultimi tempi anche e soprattutto nella vita di tutti i giorni. Lo faccio perché così mi è stato insegnato dai miei maestri e lo faccio perché da un po’ di tempo mi fa anche bene.

Lo faccio quando guardo i ragazzi che incontro, gli insegnanti e i colleghi con cui lavoro. Cerco di guardare con occhi differenti anche le organizzazioni che incontro, soprattutto quando a prima vista ciò che vedo non mi piace.

Cerco cose differenti, parole nuove e cerco di capire. Lo faccio in modo sistematico da qualche anno, almeno ci provo. Non sempre ci riesco. Quando non mi riesce mi diverto molto meno ed ho la netta sensazione di essere meno utile.

Guardare con occhi differenti vuol dire, per me, guardare oltre. Oltre i preconcetti, oltre ciò che vorrei vedere, oltre ciò che mi aspetterei di vedere e oltre il primo sguardo. Guardare oltre, vuol dire andare oltre, andare altrove.

Ultimamente guardando “oltre” ho scoperto educatori ed educatrici esperti più curiosi dei giovani neo laureati, educatrici con sete di domande e di scoperte dopo 30 anni di lavoro. Ho scoperto che farsi delle domande aiuta a lavorare meglio e in modo più leggero, aiuta a trovare nuovi sensi e significati alle pratiche che portiamo avanti da tanti anni.

Ho scoperto che uno degli antidoti al born out ( che io chiamo: cottura professionale) è la ricerca pedagogica, la formazione permanente, il perenne domandare.

Guardare con occhi diversi mi ha reso più ricco.

Ho scoperto che mi piacciono di più le persone che provano a guardare oltre, ma che la grande sfida è con chi non ci riesce, con chi fa fatica, con chi sembra fermo al palo. Ho scoperto che ci sono in giro un sacco di genitori che cercano di guardare oltre, molto più di me. Negli ultimi anni aver imparato a guardare oltre nella mia professione mi ha aiutato anche nella vita.

Pensavo che guardando oltre si rischiasse di perdere ciò che succede in primo piano, ma non è così. Ho scoperto che non si può obbligare nessuno a guardare oltre, ma almeno puoi provarci. Provo gioia se mi accorgo che son riuscito ad aiutare chi incontro, personalmente e professionalmente, a guardare oltre.

Ho capito, da qualche tempo, che mi piace avere la responsabilità e la possibilità di accompagnare gli altri a guardare in modo diverso.

Questo post è dedicato a tutti coloro che hanno ancora voglia di guardare le cose con occhi differenti.

Christian S.

Le splendide foto che trovate, da qualche tempo, in questo Blog sono di Marco Bottani (http://www.ibot.it)

5x1000

Se volete darlo a chi investe da anni nella qualità dei servizi psicologici, sociali ed educativi.

Se  volete darlo a chi  forma i propri operatori costantemente, da anni e anche in periodo di crisi.

Se volete darlo ad un gruppo di operatori sociali che lavora con etica, professionalità e passione.

Se volete darlo a chi cerca di innovare e cercare nuovi modi di rispondere ai bisogni delle persone, delle comunità e dei servizi che gestisce.

Se volete darlo a chi rispetta i lavoratori, tutelandone diritti e contratti.

Se volete darlo,  alla  Libera Compagnia di Arti e Mestieri Sociali, potete farlo senza che a voi costi nulla.

Se vi fidate di me, qui il 5×1000 lo garantisco io.

Christian S.