Archivio per febbraio, 2015

Rho

Quando ho letto il post di Fabrizio mi son posto due domande, entrambe trovano parziale risposta nel post di Andrea (che ringrazio), che potrete leggere sotto.

La prima domanda è: Ma come funziona il Baskin, che regole ha? Come riesce a valorizzare le differenti competenze e abilità?

La seconda domanda è relativa alla rapporto tra disabilità, competizione e agonismo.  Mi son chiesto: Possibile che anche in ambito “protetto”, in cui l’obiettivo principale parrebbe l’ inclusione delle competenze si parli di competizione, vittorie e risultati?

Possibile si, perché non dovrebbe essere così? Forse solo perché a tirare a canestro ci son persone con disabilità? Un ragazzo in carrozzina non ha il diritto di desiderare la vittoria?

Quanti preconcetti accompagnano le persone con disabilità.

La mia domanda si fonda su un preconcetto, tra l’altro pure di stampo discriminatorio e decisamente “buonista” (“Orrore”).  Il pensiero retrostante è che le persone con disabilità non si possano permettere di provare gli stessi sentimenti di un giocatore professionista. Come se la disabilità dovesse, in automatico, modificare il senso e il valore di una partita di basket. Questo è ovviamente un pensiero che non aiuta l’inclusione, che si sofferma solo sulle differenze e le banalizza, un pensiero che non tiene conto delle somiglianze e perde di vista, soprattutto, il contesto dentro cui si svolge l’incontro tra le persone. E’ un pensiero prigioniero degli schemi che sottolineano le mancanze e i limiti e non le opportunità, la forza e la potenza nascosta in alcuni giochi di squadra.

Ho sentito che fosse necessario fermare il pensiero che mi aveva attraversato. Alcuni pensieri vanno analizzati e approfonditi, perché rischiano di farci perdere di vista il reale senso di alcuni incontri. La domanda che mi son fatto, il pensiero retrostante e il preconcetto emerso nell’analisi, si concentrano tutti sulla disabilità perdendo di vista la persona e ciò che sta facendo.

Se avessi lasciato scorrere il pensiero, avrei perso l’occasione di riflettere su una delle competenze più importanti che si possono sviluppare grazie al Baskin, ovvero: imparare a costruirsi un buon rapporto con le vittorie e le sconfitte. D’altro canto, anche io ho imparato a perdere proprio grazie alla innumerevoli batoste subite nella mia ventennale carriera cestistica e non serve raccontare, quanto questa competenza mi sia stata utile nella vita, successivamente.

Il baskin è uno sport, con regole differenti, ma in cui uno degli obiettivi rimane, si gioca per vincere. Quindi, bando alla chiacchere, alziamo la palla e che vinca il migliore!

Buona lettura. Christian.

Erica al tiroBaskin . Alta tensione evitabile?                                       di Andrea Brunelli

Se vai a vedere una partita di Baskin o giochi una partita amichevole probabilmente rimarrai stupito dal clima di festa sugli spalti e dal fair play in campo.

In campionato le cose in campo cambiano. Perché tutti vogliono vincere e il Baskin soffre dei battibecchi tipici di tutti gli sport: “era fallo”, “era mia”, “era fuori” …(e meno male che non c’è il fuorigioco!). In più ha delle polemiche specifiche, di solito i motivi di attrito sono sulle deleghe* e sui ruoli**.

Se aggiungi che non c’è una classe arbitrale vera e propria ma che è la squadra di casa che deve fornire un (e di solito un solo) arbitro, e che magari c’è qualche vecchia ruggine tra le squadre, ecco che gli ingredienti una situazione incandescente ci sono tutti.

Il fischio di inizio rischia di coincidere con l’accensione della miccia.

Cosa succederà ? E’ inevitabile che la scintilla percorra tutta la sua serpentina ?

Dipende. Forse no. Di solito no.

Ci sono almeno tre fattori che abbassano la tensione.

Primo. Nel Baskin ogni squadra ha giocatori maschi e femmine per regolamento. Ogni squadra ha giocatori forti (si spera) e meno forti. Ci sono i cosiddetti normodotati e persone con qualche handicap. Questa combinazione di persone diverse sposta il baricentro dalla competitività esasperata verso qualcosa di inedito: il Baskin appunto.

Secondo. Nel Baskin c’è la bella abitudine di applaudire il tiro del pivot proprio e avversario che faccia o meno canestro. Il pivot è quel ruolo che gioca in un’area semicircolare protetta posta sulla linea laterale all’altezza della metà campo. Ha 10 secondi per effettuare un tiro da 2 o 3 punti. Da un punto di vista agonistico, il pivot avversario è l’ultimo giocatore da incoraggiare poiché di solito sono i punti dei pivot che determinano il risultato finale della partita. Ma in quell’applauso ci si ricorda che il Baskin non è uno sport come gli altri. Si applaude allo sforzo, all’impegno e all’abilità di uno per applaudire lo sforzo, l’impegno e l’abilità di tutti. Inoltre il tiro del pivot è un momento particolare della partita, il preferito dal pubblico: è quasi come un rigore nel calcio. Qualche secondo in cui compagni, avversari e pubblico sono sospesi insieme a guardare la cosa più bella e semplice di questo sport: vedere se la palla entra nel canestro. Insomma quel tiro unisce le due squadre e il pubblico.

Poi finito l’applauso, nemici come prima fino al fischio finale.

Terzo. Siccome le squadre sono miste, gli spogliatoi non sono divisi in locali – ospiti, ma maschi di qua – femmine di la. Quindi a fine della partita ti ritrovi nello spogliatoio proprio con quel tizio con cui magari hai avuto una scaramuccia in campo. Ma qui hai un’opportunità unica di fare due chiacchere e stemperare gli animi. A me è capitato durante una partita in cui avevo subito parecchi falli ed avevo chiesto di uscire prima della fine perché sentivo che ero troppo nervoso. Negli spogliatoi ho iniziato a parlare col mio marcatore (stretto) e ho trovato una persona buona che mi ha raccontato di quando giocava a basket, di come ha iniziato a giocare a Baskin con suo figlio disabile…insomma è stato un momento in cui ho potuto vedere la cose da un’altra prospettiva. Tutt’oggi quando ci affrontiamo ci salutiamo con cordialità.

Nel Baskin, come in qualsiasi sport, l’alta tensione è sempre in agguato.

Come sarà la prossima partita ? No lo so, dipende da noi.

Ogni squadra è come un vascello nei caraibi con una polveriera nella stiva: se vuoi goderti la vacanza tieni a bada la tua polveriera.

Ogni squadra la propria!

Auguri !

* La delega consente all’allenatore di chiedere ed ottenere che il proprio pivot possa tirare da più vicino rispetto alla distanza fissata dal regolamento. Di solito la si chiede per quei giocatori che non hanno il tiro abbastanza lungo per arrivare al canestro. Se poi un pivot ha percentuali di realizzazione superiore al 90%, ti chiedi se la delega fosse necessaria.

** L’allenatore assegna un ruolo ai propri giocatori in base alle loro abilità. Un giocatore forte avrà ruolo 5. Uno meno forte il ruolo 4, ecc. Il regolamento impone più limitazioni ai ruoli più forti :a d esempio non possono difendere sui ruoli più deboli. Schierare un giocatore forte come un 5 con il ruolo 4 da dei notevoli vantaggi alla propria squadra, ma è scorretto.

Se volete seguire la squadra ecco il link della pagina Facebook del Baskin Rho.

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baskin 1Dicembre 2014

L’azienda per cui lavoro affida il confezionamento dei regali per clienti e dipendenti ad AGDP Onlus, associazione impegnata nel costruire insieme a ragazzi con Sindrome di Down un futuro di dignità e di autonomia professionale. Durante un pranzo organizzato con questi ragazzi, Martina, indubbiamente la “leader” della situazione, mi racconta i suoi programmi pomeridiani: “Oggi pomeriggio ho gli allenamenti di Baskin” dice con entusiasmo contagioso. “Di cosaaaa?” domando io, perplesso. “Il Baskin è uno sport come il basket, ma dove noi giochiamo insieme ai normodotati” risponde lei lasciandomi basito per la sua sorprendente padronanza del linguaggio.
Inutile dire che, raccolta la mascella, passo il pomeriggio in cerca di informazioni sul web. Mi imbatto così in un regolamento articolato, in qualche filmato sul tubo ma soprattutto nella pagina facebook del Baskin Rho. Bastano pochi click e a Gennaio eccomi pronto al mio primo allenamento di Baskin.
Siamo in una marea e ce n’è per tutti i gusti: normodotati che sanno (o pensano) di saper giocare a basket, normodotati alle prime armi e ragazzi con diversi gradi di disabilità fisica e/o mentale.
Dopo 20 minuti di esercizi vari finalizzati al coinvolgimento di tutti i giocatori, si inizia a far sul serio con la partitella. Si gioca 6 per parte, si attacca (e, almeno teoricamente, difende) sia nei canestri classici, sia in canestri di diversa altezza posti all’estremità della linea di metà campo. Il gioco così si sviluppa in maniera completamente diversa dal basket, senza il classico avanti e indietro.
Sono ovviamente disorientato, ma mi piace da matti, tutti giocano per vincere e per farlo si devono sfruttare le qualità di ogni persona, che indipendentemente dalla propria abilità, è chiamata a dare il suo fondamentale contributo.
Senza quasi rendermene conto, si arriva alla prima partita del campionato, che ci vede subito di fronte in un derby con il nostro settore giovanile (il che mi fa rendere conto che, a 33, sono ormai nella squadra dei “vecchi”). Vinciamo una bella partita di una ventina di punti, mi colpiscono in particolare:
– vedere il nostro giocatore/allenatore giocare contro i suoi due figli (uno dei quali in carrozzina) per lui è derby nel derby;
– su 56 punti totali, una buona trentina li hanno messi le persone con le disabilità più gravi (Marco, cecchino in carrozzina ed Erika, una ragazza con disabilità ma che dalla sua mattonella è più puntuale della rata del mutuo)
– sugli spalti più pubblico della maggior parte delle partite di Serie D che ho visto quest’anno, con applausi e incitamenti equamente distribuiti;
– a fine partita, foto di gruppo delle 2 squadre e grandi sorrisi per tutti.
Solo un paio di settimane di allenamenti e di nuovo in campo, questa volta a Cinisello contro le temibili “Pantere”, in una partita sentita da entrambe le parti per via di precedenti un po’ turbolenti.
Pronti via e perdiamo la bussola, lasciandoci andare ad evitabili proteste e ritrovandoci sotto 20 a 5 in un Amen. Ristabiliamo un minimo di calma ed incominciamo la lenta rimonta, che ci porta a vincere in volata 46 a 43, non senza qualche tensione in campo. Questa volta la mia attenzione è catturata soprattutto dall’intensità e dalla battaglia agonistica vista in campo, che da una parte evidenzia il carattere sportivo e competitivo di questo sport (quindi non “assistenzialista”), mentre dall’altra riporta a galla problemi e atteggiamenti che speravo di non trovare in un contesto almeno teoricamente “protetto”. E questo apre molto spazio per il dibattito su dove sia da porre il limite e quale sia il reale obiettivo dello sport a tutti i livelli.
Marco il cecchinoRimango altresì colpito dal costatare che Marco (il cecchino) ne ha messi 21, su 46… San Marco! L’indomani, 15 febbraio, è la giornata del Baskin a Cremona (dove questo sport è nato). 10 (DIECI) squadre della sola provincia di Cremona si affrontano in uno spezzatino domenicale con straordinaria cornice di pubblico e e partecipazione di cestisti di grido (uno su tutti, Daniel Hackett).
E questo è solo l’inizio…
I love this Game!
Articolo di Fabrizio Foglia